In questi giorni, complice probabilmente la gara che il gestore ha proposto ai suoi impiegati, centinaia di famiglie agrigentine sentono bussare alle loro porte gli "uomini in blu", che devono verificare l'esistenza di un allaccio legittimo e dei pagamenti relativi.
Arrivano ad onde, dopo i primi, con cui magari pensi di aver chiarito la tua posizione, ne arrivano altri, all'ora di pranzo, anche il sabato. Se non trovano nessuno o se qualcosa non li convince, chiudono l'acqua portandosi via il contatore.
Ci sono tante case ad Agrigento occupate saltuariamente dai proprietari. Siamo una città dalla forte emigrazione. Ci sono appartamenti che non si riescono ad affittare o a vendere. Case di famiglie non più residenti usate per 15-30 giorni l'anno, dall'irrisorio consumo idrico ma dall'importante canone: pochi metri cubi costano centinaia di euro. Per gli emigranti meglio regalare la propria casa e andare in un B&B quando tornano ad Agrigento per le vacanze.
Condomìni dove morosi o assenti costringono gli altri condòmini ad anticipare importanti somme. I "blue men" hanno la soluzione pronta: "Fate un contratto per ogni appartamento".
Peccato che, magari, ci siano vasca e autoclave in comune. Peccato che dovremmo riempire la facciata del palazzo di tubi e contatori con costi fino a 5.000 euro a famiglia per usufruire di un contratto ad appartamento.
E così gli impiegati in blu, chiave serratubi "in resta" staccano l'acqua. Potrebbero chiudere in maniera diversa ma portano via, spesso senza contraddittorio, anche in assenza del "cliente", il contatore, lo strumento che garantisce sia il gestore che il "gestito".
Chiudono l'acqua senza lasciarti un avviso, te ne accorgi solo quando ti ritrovi il recipiente a secco.
Già, il recipiente, perché ancora oggi, nel 2014, ogni famiglia agrigentina ha il suo personale "ciclo dell'acqua" fatto di turni e orari, riempimenti, passaggi di vasche, rumori noiosi di autoclavi, parcelle di idraulici, affitto di suolo pubblico per le cisterne comuni, energia elettrica per gestire i pochi metri cubi che vengono forniti a settimana. Oro blu.
Senza considerare l'acqua che viene comprata dalle famiglie per bere o cucinare. I più anziani si fanno portare le casse d'acqua a domicilio. Il passare degli anni ha invecchiato gli agrigentini e la rete idrica, senza sostanziali miglioramenti. Prima dell'avvento del gestore, i turni erano più o meno gli stessi ma i costi erano decisamente minori.
Oggi si paga tanto per vedere l'acqua perdersi nelle mille falle del sistema idrico, per i danni causati dalle stesse perdite, per la promessa del mare pulito, per una depurazione che, per molti quartieri, non si può considerare tale.
Il gestore, non lavorando in regime di concorrenza, può fare quel che vuole. Assumere "chi vuole", scegliere se sanare o meno le perdite, chiudere l'acqua.
L'acqua bene pubblico. L'acqua non dovrebbe essere considerata proprietà del gestore, l'acqua è di tutti.
E' stata privatizzata la gestione dell'acqua o l'acqua in se?
Alcuni degli abusivi e dei morosi lo sono per davvero ma ci sono anche famiglie di poveri, ci sono anziani che non hanno nemmeno la forza di contrastare o cercare qualcuno che difenda i propri diritti e controlli le proprie bollette...
Disabili, intubati, disoccupati, disperati. Nelle case agrigentine c'è di tutto. Chi difende il cittadino?
Chi mette un freno alle pretese e ai modi del gestore che deve "gestire" l'acqua di comune proprietà?
Una casa senza acqua manca delle condizioni di abitabilità. Impedendone l'approvvigionamento si ingenera una situazione di emergenza sanitaria che è di pertinenza dell'amministrazione comunale. Salute pubblica.
Trattandosi di acqua, il comune se ne lava le mani?
Molti dei disagi sono dovuti anche all'imperfetto passaggio di consegne fra comune e gestore che ha lasciato dei grandi interrogativi su documentazione e reti. Insomma, hanno inserito il privato perché ha fallito il pubblico e il privato non vuole fallire. A fallire saranno le famiglie agrigentine fra le assurde pretese economiche per servizi essenziali (raccolta della spazzatura, scuole, strade, acqua, depurazione etc) che sono pagati oro ma ridotti, barbaramente, all"essenziale".

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