Oggi la trasmissione su Rai Radio Uno, "Restate Scomodi", aveva tra gli invitati alcuni sindaci agrigentini (alcuni fra quelli che si erano incatenati di fronte alla Regione) Pasquale Amato di Palma di Montechiaro e Alfonso Sapia, sindaco di Casteltermini e Giuseppe Miceli di Adiconsum.
La giornalista parla di situazione da terzo mondo e di una situazione ingarbugliata che coinvolge 350mila utenti con il controllo (si spera, aggiunge la giornalista) di un ente territoriale pubblico.
Il link per scaricare il podcast, è
restatescomodi
cercate la seconda parte della trasmissione di oggi.
In Sicilia era stato fatto un passo avanti verso la gestione pubblica del servizio idrico ma l'iter si è bloccato.
Si riflette in trasmissione sul fatto che una società privata che gestisce un bene pubblico essenziale deve essere rispettosa dell'essenzialità del bene; controllare che questo rispetto "venga portato" è compito degli ATO (Ambito Territoriale ottimale), posti in liquidazione dalla legge regionale 2 del 2013 vedi qui
A causa della liquidazione all'ATO si alternano al suo vertice dei commissari regionali che hanno pieni poteri mentre non ha più voce in capitolo l'assemblea di sindaci, che agiva democraticamente e collegialmente.
Le tariffe agrigentine, ad esempio, sono state approvate e imposte da un commissario.
A Palma di Montechiaro l'acqua arriva dal consorzio 3 Sorgenti e da Sicilia Acqua e il comune gestisce la Rete di distribuzione.
Fare un contratto di allaccio col comune a Palma di Montechiaro costa 36,15 euro più 16 euro di marca da bollo.
Le bollette per un nucleo familiare di 4 persone costano 130-140 euro/anno.
Un contratto con G.A., invece, costa 8 volte di più e i costi dell'acqua sono più elevati.
Si parla di conflitto di interessi.
La politica, dicono, ne ha fatte di cotte e di crude, sia mentre l'acqua era in mano pubblica sia adesso col privato.
Il sindaco racconta che, dopo la messa in liquidazione dell'ATO, non si è più rinnovata l'assemblea dei sindaci perché si è passati al controllo commissariale quindi i sindaci non hanno più potuto fare niente.
Nel suo comune, invece, riguardo alla gestione del servizio idrico, si è riusciti a fare un'operazione di ripulitura per la quale si sono ridotte, ad esempio, le parcelle degli avvocati per una causa: da 180mila euro a CINQUEMILA euro!
La pianta organica era di 42 impiegati, era un postificio, ma sono stati fatti passare a 7 anzi 6 perchè hanno licenziato uno si era AUTOASSUNTO!
Il gestore si difende: la distribuzione è turnata e quindi, si intuisce, che se i turni vengono rispettati non è lecito lamentarsi.
Se i prezzi sono alti è perchè devono sostenere il costo dell'acqua comprata all'ingrosso, i costi dell'energia elettrica e i costi del personale che, al momento, è ancora sottodimensionato rispetto alle medie nazionali e regionali e si prevede di aumentarne il numero.
Il rappresentante del gestore parla di nuovi investimenti che partiranno quest'anno e che, concludono in trasmissione, pagheranno gli utenti.
Un sms da Fermo: un ascoltatore dice che paga da 60 euro ogni 6 mesi, se arrivassero in città bollette da 300 euro scoppierebbe una guerra..
Un sms da Trieste: 38 euro per 6 mesi di acqua buonissima.
La G.A. dovrebbe ottenere l'acquedotto delle 3 sorgenti ma ci sono resistenze da parte della società, di cui fanno parte alcuni comuni.
L'art 1 della legge 2 del 2013 della Regione Sicilia dice:
1. La Regione riconosce l’acqua quale patrimonio pubblico da tutelare e trattare in quanto risorsa limitata di alto valore sociale, ambientale, culturale, economico; considera, altresì, l’accesso all’acqua quale diritto umano, individuale e collettivo e indirizza prioritariamente i propri obiettivi alla salvaguardia dei diritti e delle aspettative delle generazioni future.
Questa mattina c'è stata una riunione con 22 sindaci sui 27 dei comuni dell'ATO gestiti da G.A. che hanno determinato di convocare i consigli comunali entro il 15 di febbraio con un punto comune all'ordine del giorno: quello di poter gestire direttamente il servizio idrico, come la Regione consente ad altri comuni, e sancire la ripresa delle reti date in concessione al privato: l'ATO non esiste più, non ci sono più i presupposti (ottimizzazione del servizio e minori costi) per mantenere un gestore comune per un ambito in cui ogni comune ha ancora problemi e tariffe idriche diverse.