venerdì 20 dicembre 2013

Pane o circo?



Dopo secoli di connubio partendo dal Panem et circenses di Giovenale, passando dal “Pane e feste tengon il popolo quieto” di Lorenzo il Magnifico e dalle 3 F del Regno delle due Sicilie (Feste, Farina e Forca) oggi è il tempo del dilemma zambutiano: pane o circo?

Dilemma che il sindaco ha risolto personalmente togliendo il pane alle attività turistiche.

Ha spogliato una risorsa prioritariamente candidata ad essere utilizzata per migliorare la fruizione turistica della città creando, ad esempio,una adeguata segnaletica o sistemando strade, muri cadenti ed illuminazione nelle zone del centro storico in fermento di rinascita o facendo conoscere la città in Italia e all’estero con iniziative e promozioni per turisti, dando pane a chi col turismo ci lavora e incrementando la voglia di iniziative professionali ed imprenditoriali che dovrebbero essere il motore di tutta l’attività cittadina.

E invece le somme che derivano dal parco archeologico sono state “distratte” dal teatro: divertimento per pochi e sempre più pochi.


60.000 euro dei proventi del Parco sono stati stornati per pagare gli 8 spettacoli in programmazione per il 2013-2014 al Teatro Pirandello.

Per qualcuno il circo è pane ma per tanti altri si porrà il dilemma “pane o circo”: mangiare o rinnovare l’abbonamento?

Col passare degli anni si è assistito alla diminuzione degli spettacoli. Le rappresentazioni, qualche anno fa, cominciavano addirittura il mercoledì. 

Anno dopo anno le giornate sono state tagliate con assurdi disagi per il pubblico degli abbonamenti che ha perso il diritto di prelazione e si è dovuto inserire nelle giornate rimaste, che quest’anno saranno limitate al sabato e alla domenica con diritto di prelazione per chi aveva l’abbonamento, in quei giorni, l’anno precedente.

Stendiamo un velo pietoso sul teatrino della politica applicato al teatro. 
Stendiamo un cencio sulle chiacchiere della gente che si è vanta di aver recuperato un buon posto prima della data stabilita per l’apertura a tutti delle vendite, stendiamone un’altro sul fatto che solo un anno, contrariamente alla consuetudine e senza avvertire tempestivamente, i posti sono stati tutti messi in gioco, con un riassestamento che ha favorito chi ne era a conoscenza e sfavorito chi pensava valesse la regola dell’anno precedente. Velo pietoso anche sui biglietti gratuiti di cui si è letto e sul fatto che un posto in poltronissima costi quanto un disagiato posto laterale di un palco al secondo piano. 

C’è chi può e chi non può, c’è chi merita e chi no, in questa città. 
Chi vive alle spalle degli altri e chi le spalle le deve vedere a teatro muoversi a destra e a manca per una bocca che chiacchiera coi vicini durante gli spettacoli. 
Spalle usate per tenere dritto un capo che ciondola e vorrebbe abbandonarsi al sonno. 
C’è chi al teatro ci va per farsi vedere e non per vedere, chi dimentica sempre di spegnere il telefono anche per non perdere l’occasione di far sapere a chi lo chiama che non può parlare perché è a teatro. 
Cose agrigentine.

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