lunedì 2 dicembre 2013

Le trasformazioni del territorio in mezzo secolo di scempi





APC ha assistito al convegno di stamattina sugli scempi originati dal disinteresse dell’amministrazione verso la cosa pubblica.
Abbiamo preso nota della promessa dell’assessore Masone di uno sviluppo del centro storico che lo renda vivo e vitale.
Vogliamo ricordargli che centro storico è anche il Rabbato, la zona del Duomo la via San Girolamo etc etc
Abbiamo appreso dall’intervento dell’urbanista Teresa Cannarozzo che il C.I.R.CE.S. nel 2007, su richiesta del Comune di Agrigento, ha sottoscritto un protocollo di intesa per attività di consulenza nell’ambito delle tematiche di recupero del centro storico urbano.
Non conosciamo i termini del protocollo ma pare che questi professionisti, dopo aver studiato la situazione del centro storico agrigentino, non sono stati più ascoltati nè consultati. Non possiamo usufruire delle consulenze per problemi economici?
Il comune non è nel consiglio di amministrazione dell’università? Oggi abbiamo visto molti progetti degli studenti per la riqualificazione di Agrigento. Immaginiamo che i futuri architetti sarebbero contenti di far diventare la loro città più bella e decorosa, anche gratis! Vogliamo sottolineare che i ragazzi sono stati attenti e partecipi alle problematiche sollevate. Arrabbiati (persino!) dello stato del bene comune che un giorno dovranno amministrare (se ne resterà qualche briciola!)




La nostra città risulta frammentata, divisa in zone ognuna con una sua identità, accumunate solo dalla scarsa presenza di servizi. La mobilità potrebbe migliorare la vita di tutta la città con un trasporto sostenibile.
Molti degli enti pubblici, ancora in città, sono ospitati (in affitto) in palazzi ormai privati, bellissimi e prestigiosi palazzi agrigentini la cui perdita è un depauperamento delle risorse demaniali. Mentre molte strutture, ancora pubbliche, dopo costosi restauri, rimangono chiuse ed inutilizzate (vedi Museo in Piazza Pirandello o palazzo Tomasi), in balia delle intemperie.
Le maggiori opere pubbliche si trovano in siti lontanissimi dal centro, siti che sembrano scelti a caso piuttosto che da volontà di azione razionale sul territorio. Citiamo: il Palazzo di Giustizia, il campus scolastico e il Polo Universitario in contrada Calcarelle.
L’Ospedale è stato costruito (con problemi statici!) nella zona di San Michele, più vicino agli altri comuni che ne usufruiscono, in una zona indecisa tra l’essere industriale, agricola o residenziale, caratterizzata da alcune fra le più brutte e pericolose strade della provincia. I diversi incidenti con vittime non hanno convinto le amministrazioni a renderle più sicure: l’asfalto è in pessime condizioni e la segnaletica inesistente.
Si è parlato dello sviluppo di Villaseta, delle strutture costruite ed abbandonate (soprattutto quelle sportive). Si è citato il parco dell’Addolorata che nonostante le innumerevoli inaugurazioni non è mai stato al centro di un progetto per l’effettiva utilizzazione. Nella stessa zona, insistono delle case integrate nella roccia, sono poche ma potrebbero essere valorizzate.
Come il riuso del centro storico di Agrigento, anche fare rete con le città limitrofe (alcune caratterizzate da un forte tasso di emigrazione) che possiedono tutti i servizi, come scuole, fognature e illuminazione, sarebbe più economico e intelligente piuttosto che andare a costruire nelle periferie creando nuovi quartieri dormitorio. I trasporti pubblici sono però incerti e lacunosi. Le strade in pessime condizioni.
L’urbanista Schiavone ha proposto l’avvicinarsi ai comuni contermini per migliorare, con la compartecipazione delle strutture, la vita delle persone, assicurando anche un minore consumo del suolo.




L’urbanista rimpiange l’opportunità perduta di uno sfruttamento opportuno dell’area fra Porto Empedocle ed Agrigento, nei pressi della Casa di Pirandello che è invece stata destinata al rigassificatore piuttosto che coinvolta in uno sviluppo sostenibile.
Purtroppo la volontà politica non ha voluto fermare lo scellerato progetto e gli ambientalisti hanno spesso battuto la fiacca. Non ci ha stupito sentire il moderatore del convegno chiedere se, per caso, ci fosse in sala un rappresentante del WWF, per il saluto. Nessuna risposta.
Ricordiamo in questi giorni, la vergognosa proposta di Licata di vendere le case abusive per rimpinguare le casse comunali dando diritto di prelazione agli abusivi abitanti. Speriamo che Agrigento non prenda esempio!
L’assessore ai Lavori Pubblici, ha chiesto ai convenuti di sbilanciarsi sull’attualità dei confini della Guy Mancini.
La risposta non è stata quella che avrebbe voluto. All’interno della zona A, in questo momento, insistono parti della città come quella dell’ex Ospedale Psichiatrico che andrebbe svincolata ma non sono state citate le zone tra il parco e il mare, dove la gente si è sistemata abusivamente aspettando un cambiamento politico o un nuovo condono.
Purtroppo molti abusivi hanno costruito in zone off limits per pericolo idrogeologico, pregiudicando la loro sicurezza e quella dell’ambiente che hanno modificato.
Siamo contenti che esistano ancora persone come De Lucia che offrano il loro onesto lavoro, con entusiasmo, a servizio della politica e che i ragazzi manifestino sdegno per gli abusi perpetrati e cerchino riferimento in grandi ideali e figure del passato.



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