domenica 30 novembre 2014

Terra di Pirandello

Ce lo diciamo sempre.
Ma che ne pensava Pirandello di Agrigento e degli agrigentini?




Nel nostro "lavoro" per Agrigento oggi leggiamo "I vecchi e i giovani", per il piacere di leggere e SENZA ALCUNA PRETESA di insegnare qualcosa a chi ne sa sicuramente più di noi.  
Se non lo avete potete trovarlo qui:
http://www.aiutamici.com/ftp/eBook/ebook/Luigi%20Pirandello%20-%20I%20vecchi%20e%20i%20giovani.pdf

Riflettiamo sul clima cittadino.
Mentre tutto ferve per una campagna per delle elezioni che si terranno solo fra 6 (sei) mesi noi continuiamo il nostro lavoro di stimolatori di coscienze della città:
"Più che con gli uomini, se la intendeva per ora con le pietre corrose e annerite di quelle casupole, coi ciottoli mal connessi di quelle viuzze fetide e dirupate; parlava con esse in cuor suo; diceva loro: «Bai bai!». Sopra tutto per l'onore del paese, infatti, aveva lottato e lottava, perché non si dicesse che Girgenti sola, quando tutta l'isola era in fermento, restava muta e come morta. 
Presto in quelle case, presto per quelle vie una nuova vita avrebbe tripudiato.
Era un gran dire però, che gli dovesse costar tanta fatica il persuadere agli altri di fare il proprio bene; e che tutti lo dovessero costringere ad affannarsi, a incalorirsi in quell'opera di persuasione così, che quasi quasi si poteva sospettare ci avesse qualche tornaconto!"


Nella speranza che gli agrigentini capiscano che l'energia, le idee, la potenza, la capacità, l'onesta, la forza per reagire devono trovarle dentro di loro e non aspettare il ministro o il politico di turno...

"Domani avrebbero votato tutti per quel farabutto di Capolino,a un cenno di don Flaminio Salvo. Ma pure, entrando, iscrivendosi al
Partito, gli operaj potevano servire d'esempio ai contadini; tirarseli dietro, ecco. Come le pecore - questi - poveretti! Pecore però, che sapevan la crudeltà delle mani rapaci che le tosavano e le mungevano; pecore che, se riuscivano ad acquistar coscienza dei loro diritti, a compenetrarsi minimamente di quella famosa «virtú della loro forza», sarebbero diventate
lupi in un punto."

mercoledì 19 novembre 2014

Mura medievali nude



Assistiamo finalmente ad un intervento, pare di RFI, sulle mura medievali adiacenti la Porta di Mare.







E' stata tolta la vegetazione infestante e in questo momento stanno fissando una rete metallica fra la sommità e la base delle mura.

Sicuramente si doveva procedere in precedenza e fare una manutenzione periodica, invece di ridursi in condizioni di pericolo di crollo.

Auspichiamo che l'intervento sia stato coordinato dalla Soprintendenza BB.CC.AA con vigilanza sui metodi operativi adoperati con tecnici della diagnostica o un esperti nel restauro conservativo.

Le piante superiori sono state tagliate con una motosega e strappate.

Probabilmente la superficie ora nuda sarà anche più vulnerabile rispetto alle condizioni climatiche.

La rete sembra sia fissata con paletti solo sulla terrazza e sulla base delle mura.

Adesso, a mura nude, si vede chiaramente il danno causato dalle piante superiori.










ne avevamo parlato qui:






lunedì 17 novembre 2014

4 passi al centro storico

Abbiamo deciso di "provare ciò che il turista prova” avventurandosi nel centro storico di Agrigento.
Detto: fatto! La nostra avventura si concretizza venerdì a mezzogiorno.




Ci incamminiamo con passo spedito (ove le buche e le deiezioni di ogni specie lo permettono) per le viuzze del centro storico decidendo di partire dalla fine di via S. Girolamo. 

Attraversata di corsa via Matteotti (si rischia di finire sotto qualche auto guidata dal pilota di turno) iniziamo a salire per via S. Vincenzo. Anche qui è d'obbligo schivare le buche, quando ai nostri occhi appare ... il bombardamento della grande guerra. 

Questo è quanto si immagina il povero turista che vaga, come anima in pena, senza un'indicazione, senza un cartello che gli dica dove si trova e vede innanzi a se quanto rimane del palazzo Lo Jacono-Maraventano. 

Poverini, penserà, non hanno avuto ancora i contributi previsti dal "piano Marshall" per ricostruire le zone colpite dopo la guerra. 

Di fronte allo storico edificio (ma questo lo sappiamo noi che siamo "di qui", perchè non c'è uno straccio di cartello o di indicazione che illumini i malcapitati) c'è il muro che prima era del convento delle suore di S. Vincenzo e adesso ospita un'opulentissima dimora di noti "romani". 

Accanto la scalinata, ormai ridotta a pubblico orinatoio, quasi vergognata di stare ancora lì. Attorno una miriade di palazzoni grigi, palazzine e case di ogni forma e genere e, soprattutto, colore. 

Questa era la strada che i chierici dovevano percorrere se volevano raggiungere il centro città. Iniziamo a percorrere il budello di via S. Maria dei Greci e siamo assaliti da un senso di sgomento: umidità, forte odore di umanità che proviene dai bassi troppo vicini l'un l'altro, strada sconnessa con manto stradale assente e ... freddo. Non per il periodo, oltretutto oggi c'è un bel sole. Il freddo è dovuto al fatto che neanche il sole, forse, vorrebbe entrare fra quei vicoli. 

A conforto dei nostri occhi appare la chiesa di S. Maria dei Greci, costruita nel 1200 sui resti del tempio di Atena e Zeus. 
È bella da togliere il fiato, ma ... nessuna insegna, nessun cartello che ne indichi la storia, niente di niente, insomma. 
In compenso nelle adiacenze ci sono una decina di buche nel terreno pronte a distruggere le caviglie di quanti si avventurano da quelle parti. 


Fra il parlottio della gente ai balconi ed i panni multicolori stesi ad asciugare, all'incrocio con la scala di S. Antonio, poco più avanti, scorgiamo un'impalcatura, con tanto di rete di protezione color verde, che copre l'intera facciata di una palazzina e l'ingresso di un'altra. Sta li da qualche anno. Il bello è che nessuno vi lavora. 
Di tutto ciò ne soffre un disabile che da qualche anno è recluso in casa e non può agevolmente uscirne, se non accompagnato "in braccio" dai familiari. 

Viene da chiedersi: coloro che hanno amministrato questa misera città negli anni scorsi erano a conoscenza del fatto? 


Se si, come mai hanno acconsentito al protrarsi del problema? 





Se no, cosa facevano allora, anzichè amministrare? E tutti quelli che vogliono farlo adesso, il Sindaco, sanno che nel 2014 un diversamente abile è costretto a rimanere chiuso in casa perchè qualcuno ha omesso di smontare l'impalcatura che occlude l'ingresso e l'uscita da casa propria.
Egli sarà autorizzato a pensare che non è lui il diversamente abile ma ... quanti ad oggi si "credono" normodotati.

domenica 16 novembre 2014

I SALOTTI BUONI DELLA MAFIA di Don Giuseppe Russo


pubblicato ne “L’Amico del popolo” il 29 maggio 2005




Se non si pone a capo la questione morale, la Sicilia non avrà speranza di rinascere.

È di questi giorni la notizia delle dimissioni del cancelliere tedesco Gerard Schöder dopo la pesante sconfitta elettorale riportata nel feudo del Nordreno-Westfalia.

È stato un gesto molto apprezzato per il rispetto dimostrato verso la democrazia e la volontà del popolo. I tedeschi gli avevano dato la fiducia, ma dopo le elezioni, resosi conto che gli è stata ritirata, ecco le dimissioni. Queste cose, però, non avvengono in Italia, non solo in campo nazionale, ma anche nelle varie amministrazioni locali.

Perché forse siamo meno civili, meno formati culturalmente? No, il popolo italiano non ha responsabilità, perché ha dato ripetutamente forti segnali, che non sono stati recepiti da chi amministra e governa.

È di giovedì e di venerdì scorso il convegno organizzato dalla rivista “Segno” dal titolo “La mafia del salotto buono, gli intellettuali, la questione morale”.

“La mafia è come il palazzo - dice p. Nino Fasullo, organizzatore del convegno – ha piani bassi e piani alti. La mafia non ha un solo volto, come hanno fatto credere, ma ha più volti, che contribuiscono a far raggiungere ad alcuni il potere economico e politico.

Al popolo hanno fatto credere che la mafia è Riina, Provenzano, Settecasi …, perché i mezzi di comunicazioni hanno parlato e parlano di questi personaggi. Ma questa è la mafia rozza, che incute timore, uccidendo, che estorce, che al piano terra.

Vi è, poi, la mafia formata da alcuni intellettuali, storici, sociologi, giuristi, giornalisti, laici e prelati, che con i loro ragionamenti convincono una parte dell’opinione pubblica, facendole credere che la mafia non esiste, che è soltanto una diceria. Questa è una operazione deleteria che può essere paragonata al sipario di un teatro, che cela i veri attori, i quali manovrano la nostra società … nulla si muove senza il loro consenso”.

Sì, è vero, la mafia non esiste perché non si vede.

La lettura del romanzo (ma romanzo?) “La mossa del cavallo” di Andrea Camilleri mi ha particolarmente impressionato per come la società agrigentina viene gestita. Proprio quelli che dovrebbero essere i difensori dei deboli, sono quelli che in combutta fanno il giuoco di chi manovra la società con prepotenza per restare sempre a tessere le trame del potere economico e politico.

Nel mio libro “Uditore e i Redentoristi”, di qualche anno fa, ho trattato in un capitolo del connubio tra i piani bassi e i piani alti del palazzo e come si proteggono vicendevolmente.

I piani bassi, rappresentati dai quartieri popolari, ove i mafiosi rozzi hanno il controllo di un vasto territorio, aiutano a rassodare il potere dei piani alti.

Vedi quali politici del passato del presente hanno avuto e hanno il loro collegio elettorale in un quartiere degradato popolare, assoggettato totalmente alla mafia e alla delinquenza.

Ma tra i piani bassi e i piani alti il rapporto in realtà è così stretto che i piani bassi hanno assorbito le regole dei piani più alti: la cupola, il giuramento …, come la povera cameriera, che vive in una casa di un quartiere popolare degradato, copia il salotto della sua padrona.

Da poco tempo il figlio del giudice Borsellino ha agitato il problema sui “salotti buoni”. Ha invitato a discutere su questa gente.

Come si fa a conoscere un salotto buono e i suoi mafiosi?

Il primo indizio potrebbe essere costituito dal rifiuto della parola mafia.

Infatti questi manifestano un fastidio istintivo per la sola parola, gridano all’offesa, e si costituiscono difensore della Sicilia, come se l’isola fosse solo cosa loro, passando a celebrare le meraviglie della Trinacria: la centralità mediterranea, lo splendido sole, i colori suggestivi, l’Etna incandescente, il Monte Pellegrino, il più bel promontorio del mondo, il clima dolce e carezzevole, la cucina e i vini esclusivi. Ma i personaggi dei salotti buoni sono dei veri mafiosi?

Ma visto che la consistenza e la composizione del potere mafioso raramente appaiano lineari o trasparenti, poiché la mafia è abilissima nel dissimulare, si può dire che la “mafia del salotto buono” è metafora di classi alte e dirigenti.

È espressione della mafia patrona, che fa affari e determina molte cose dell’economia.

La mafia del salotto buono ha almeno due volti con uno mostra l’identità col potere e con l’altro ne svela il legame. Per questo motivo la mafia è imperante.

Grande colpa hanno gli intellettuali in questa triste storia, perché hanno nascosto il problema, non agitando la questione morale.

Se poi si pone a capo di tutti i problemi siciliani la questione morale, la Sicilia non avrà speranza di rinascere, ma resterà nella periferia della politica e dell’economia nazionale.

sabato 15 novembre 2014

MUNNU É, MUNNU SARÁ, ovvero IL FATALISMO CHE INCARNA L'ANIMA AGRIGENTINA!



“L’Amico del popolo” il 21 maggio 2006 da Don Giuseppe Russo. 



Agrigento è una città immobile, ove nulla cambia, niente nasce di nuovo, tutto scorre come il solito tra noia ed indifferenza, portando tutto al degrado, poiché non ha avuto mai un progetto ed ha impostato tutto sull’individualismo, sullo spontaneismo e sul pessimismo, senza una classe dirigente politica degna di questo nome. È una città smarrita, incapace di dare un senso alla propria vita, rifugiata nel consumismo, nell’individualismo, nell’egoismo.

Ciò non le consente di progettare un cambiamento nel sistema di essere per creare progresso e dignità.

È necessario, per far nascere questo, una maggiore «solidarietà» tra istituzioni e società civile, tra Università e centri di cultura per farla uscire dal ghetto del non fare e finirla con la lamentela sulla nostra cattiva sorte, causata dagli altri, che ci sfruttano e ci schiavizzano.

Non ci siamo mai domandati il perché di questo trattamento? È veramente tutta colpa degli altri?

Se qualcuna analizza la nostra situazione e distribuisce alle singole parti le proprie responsabilità, che cosa si sente rispondere? “Munnu è, munnu sarà”.

Quando, però, si portano gli esempi concreti del degrado umano e materiale, che parte da molto lontano, causato dalla mafia, dalla disoccupazione, dalla mancanza dell’acqua, dallo sfacelo del centro storico, dalla sporcizia, si scopre che Agrigento si trova giù nella graduatoria delle province italiane, allora si riceve la risposta: «Sì, è vero».

Agrigento è inondata da fatalismo, che l’avvolge quasi soffocandola. Fatalismo, che è prodotto da un individualismo esasperato, che porta il singolo individuo a curare il proprio orticello sino a distruggere quello del proprio vicino, poiché non si vive il senso comunitario. Per questo la mafia trova terreno fertile dalle nostre parti, imperando incontrastata, vestita dalle sembianze della normalità.

Il protagonismo annulla tutto per regnare incondizionato su tutto, anche se è deserto, creando una lotta sotterranea, che ha per principio: «Togliti tu, che mi ci metto io». È una lotta continua che distrugge il lavoro che è stato realizzato precedentemente.

Allora la gente, «il popolino», per sopravvivere si è creata la mentalità che nulla può cambiare, “Munnu è, munnu sarà”.

Per cambiare questa mentalità è necessario che la politica faccia un programma di vita, perché questo atteggiamento ormai incarnato nella mentalità di molti, rende inattivi i singoli cittadini, pensando che la cosa pubblica appartenga agli altri.

È una situazione triste, che dimostra che non viviamo da veri cristiani. Eppure diciamo di esserlo.

Conosciamo a memoria le parole di Gesù: «voi mi amate, osserverete i miei comandamenti». L’osservanza dei comandamenti comporta la lotta alle strutture di peccato, quali sono i furti organizzati, gli omicidi, le frodi, le disonestà, l’invidia …, cose che hanno inondato la nostra società, possedendola.

Sembra che siamo tornati all’inizio del cristianesimo, quando la società romana aveva smarrito i principi morali fondamentali.

Ma tutto non è perduto. Come allora un piccolo nucleo è stato il lievito in una grande massa, creando una nuova mentalità con la testimonianza vissuta dei principi dettati da Gesù, così oggi i veri cristiani possono fermentare questa società degradata, testimoniando il Vangelo di Gesù e creando speranza.

Allora non si dirà più: «Munnu è, munnu sarà».



Tempi di crisi: richiedi un orto, hai tempo fino all'8 gennaio


Finalmente gli orti sociali arrivano ad Agrigento.
Ci ha pensato il Parco archeologico a mettere a disposizione degli agrigentini 75 appezzamenti di terreno.

Ci saranno orti per anziani, orti per famiglie, per scuole e per associazioni.
Requisiti essere residenti ad Agrigento e non essere "agricoltori professionisti".

Per gli orti per anziani bisognerà avere più di 65 anni e essere in grado di coltivarsi l'orto.
Per i nuclei familiari la preferenza sarà data alle famiglie con un numero maggiore di componenti ma naturalmente sarà affidato solo un orto per famiglia.

Scuole e associazioni (purchè costituite da più di un anno) possono avere il loro orto. 

Il link del bando lo trovate cliccando qui.

PLANIMETRIE

Scadenza presentazione domande ore 12 dell'8 GENNAIO 2015.

Un altro bando per la concessione di aree agricole a cooperative, associazioni, fondazioni e consorzi.
Lo trovate QUI

Planimetrie


venerdì 14 novembre 2014

Risolva i problemi annosi, noi le staremo vicini. Don Giuseppe.


LETTERA APERTA AL SINDACO 

(Lettera pubblicata ne “L’Amico del popolo” il 21 aprile 2002).



Signor Sindaco,

è la prima volta che le scrivo e credo che è giusto che mi presento. Sono Giuseppe Russo e abito in via Duomo, 86 da circa tre anni. Non sono molto giovane. Faccio l’itinerante, svolgendo attività missionaria per l’Italia meridionale e il tempo libero lo impiego in ricerche storiche con un certo interessamento ai problemi sociali.

Quando i miei superiori, dopo una lunga permanenza a Palermo, ove per più di trenta anni feci il parroco al Quartiere CEP prima e poi al Quartiere Uditore, mi assegnarono ad Agrigento, venni con gioia e direi con entusiasmo. Era come un ritornare nella mia terra, perché sono nato in questa provincia. Qui ad Agrigento ho frequentato parte della terza elementare durante la seconda guerra mondiale e qui periodicamente venivo a visitare dei parenti, che ora non sono più. Le dico, provai una grande gioia. Pensavo di trovare una città evoluta, per quello che veniva raccontato per le varie manifestazioni, anche se le statistiche la davano sempre negli ultimi posti per il reddito pro capite. Invece fu una grande delusione. Il primo imbatto fu di incontrare gente con un piccolo orizzonte, che fa ragionamenti e ragionamenti. O meglio filosofeggia, senza mai venire all’ergo, contenta di quello che possiede, perché il vicino ha di meno, non rendendosi conto di come vive e sperando in un protettore che gli sistemerà i figli. Il secondo fu di scoprire una città quasi in abbandono.

Un centro storico che fa piangere: palazzi con tracce di grande passato in uno stato di grande abbandono, circondati da casupole fatiscenti e disabitate, che impediscono qualunque circolazione, rendendo invivibile la vita. Gli unici dominatori sono i colombi, che sporcano e otturano.. lo sa, Signor Sindaco, sono stato denunziato, perché ho scritto un articolo sui colombi di Agrigento.

Non voglio parlare di tutta la città, ma voglio parlare soltanto di via Duomo. Via, che potrebbe essere bellissima e il fiore all’occhiello della città, invece è in abbandono.

Quando venni nel 1999 trovai la via Plebis Rea franata. Da quanti anni si trova in questo stato? È possibile che una strada battuta da tanti forestieri si tiene in questo stato? Signor Sindaco, io provo vergogna. E poi entrando in via Duomo, a destra ci si imbatte nei ruderi insignificanti e pericolanti dell’ ex chiesa dell’Itria, che non fanno in verità, una buona presentazione a chi visita la chiesa di sant’Alfonso e la Cattedrale.

Una illuminazione pubblica miserabile, con fasci di fili elettrici volanti sia nelle costruzioni monumentali che in quelle popolari, che deturpano l’ambiente. I fili elettrici non dovrebbero stare a una certa profondità del calpestio stradale? Perché qui l’ENEL non osserva la legge?

Una pavimentazione svilita dall’asfalto, che non sottolinea la bellezza delle costruzioni lucchesiane e della vetusta Cattedrale. Così si trattano i monumenti più belli della città? Gli stranieri che salgono a migliaia con quali ricordi li mandiamo nelle loro nazioni?

Queste frotte di forestieri salgono a piedi per visitare la Cattedrale e non la trovano fruibile negli orari generalmente di visita per mancanza di custodi, ritornando delusi dopo di aver fatto l’aspra salita. Se questa è l’immagine che offriamo agli ospiti, quale è la situazione per i residenti? Certamente non è migliore.

L’acqua è un bene primario, ma l’acqua è stata ed è la piaga della città. È possibile che non si può risolvere questo problema? Vi sono stati tanti dibattiti ed anche delle grandi dimostrazioni, quando il problema il problema si è presentato nella sua crudezza, ma passata la gravità tutto viene dimenticato e il problema resta. Come vogliamo il progresso, creando posti di lavoro per i nostri giovani, se manca il bene primario, che è l’acqua?

I paesi interni della Provincia Agrigentina, come Lucca Sicula, hanno il metano, ma via Duomo non ha il metano. Signor Sindaco, non le sembra assurdo? Lei sa quando denaro ci vuole per riscaldare una abitazione con l’elettricità? Si rende conto quante sofferenze si affrontano vivendo in abitazioni a quattrocento metri sul livello del mare ed esposti a tutte le correnti? Le dico: È assurdo che un capoluogo di provincia non abbia in alcune zone della città, oggi, il metano.

Mi potrebbe dire: non abbiamo soldi. Non posso accettare questa risposta.

La via Duomo è un imbuto e spesso è impraticabile. Perché non si studia di trovare uno sbocco per creare un senso circolatorio. So quale è la sua risposta, ma io le dico che non è l’uomo a servizio delle cose, ma le cose sono a servizio dell’uomo. Se ci vuole del tempo per convincere e studiare la situazione per risolverla, perché per ora non si pone un semaforo e stabilire sensi alterni? Veda in alcuni centri con strade trafficate e strette ho trovato questo sistema. S. Angelo di Brolo in provincia di Messina ne è un esempio. È mia convinzione che i siciliani siamo persone eccezionali e specialmente gli agrigentini. Perché allora non rendiamo la nostra città più vivibile? Le cause sono tante e ne enumero alcune: non vengono posti i problemi per non essere attaccati, l’incuria, la mancanza di impegno, (forse) mantenere la popolazione sotto pressione per controllarla, l’interesse di alcuni cancella il bene comune … È sufficiente questa breve analisi per capire il perché di questa stasi antica, che procura arretratezza e fuga delle più belle intelligenze. Lei, Signor Sindaco, è nuovo, lo so, ma dovrebbe essere avvantaggiato nella conoscenza dei problemi annosi che gravitano sulla città, perché ha fatto da vice. Le dico, Signor Sindaco, lei non è solo, vi sono tanti cittadini di buona volontà, che potrebbero sostenerla. Coraggio! Mi auguro di poterla incontrare e la saluto.

Don Giuseppe Russo


"cos'è cambiato da allora?" (pagg. 14-15-16)

giovedì 13 novembre 2014

30.000 euro meno per lo sviluppo di Agrigento


 


Il videogiornale locale annuncia che con 30.000 euro, ricavati dal 30% degli introiti della vendita dei biglietti alla Valle dei Templi (che si trova ad Agrigento, non dimenticatelo ...) il Comune finanzia un'Accademia che darà un premio ad un Cardinale, per l'esattezza Mons. Ravasi attualmente: 
-Presidente del Pontificio consiglio della cultura;

-Membro del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso;

-Membro del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione;

-Membro della Congregazione per l'educazione cattolica;

-Membro della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e per le società di vita apostolica;

-Commissario Generale della Santa Sede per l'Expo di Milano 2015;

-Presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

L'ammontare della somma è, per il Cardinale e per tutto l'Ambaradan che gira intorno a questa cosa, assolutamente ridicolo. 

Potrebbe anche essere giusto, per una città opulenta e ricca di risorse da ostentare, finanziare anche questi eventi ma siamo ad Agrigento e.. che tempi stiamo attraversando?
  • Non abbiamo soldi per la derattizzazione (l'altro ieri, in via Manzoni, un topo teneva in "ostaggio" almeno 10 persone); 
  • non ci sono soldi per la decespugliazione (forse perchè è difficile scriverlo e quindi "passiamo avanti"); 
  • non ci sono soldi per rimettere a posto una ringhiera che rischia di cadere (e se succede farà più danni della grandine nella vigna); 
insomma ... NON CI SONO SOLDI!!! 
Ma improvvisamente dal cilindro della Commissario al Comune vengono fuori 30 mila euro! 
Che meraviglia!


Tutti quelli che parlano bene diranno che questi soldi hanno una destinazione obbligata: "dovranno essere spesi prioritariamente per interventi di miglioramento dei servizi connessi al turismo"; così c'è scritto, da qualche parte (prima o poi anche noi, associazione di  cittadini, vorremo controllare i capitolati di spesa e gli introiti del parco o c'è il segreto di Stato per 99 mila anni?). 
Persino con l'aiuto di qualcuno che ha "il coccio di littra" e nonostante tutta la buona volontà, non si riesce ad "intravedere" un INTERVENTO DI MIGLIORAMENTO DEI SERVIZI CONNESSI AL TURISMO nell'organizzare il Premio Empedocle per le Scienze Umane: niente da fare!! Non si ci riesce!!

Se i soldi servono a migliorare un servizio connesso al turismo, perché l'Ente Parco non li ha spesi, per esempio, per continuare la sostituzione della ringhiera in metallo alla passeggiata archeologica? Da subito dopo la fontana di bonamorone fino quasi di fronte casa Sanfilippo è una "bella ringhiera" in metallo, color verde (lo stesso colore della bile, guardacaso), poi ... pali di legno intrecciati tipo "sfida all'OK Corrall". 
E se ad un turista ci entrasse una "cciarda" di legno nelle mani? Che gli diciamo poi? 
I soldi li abbiamo dati all'Accademia di Studi Mediterranei, per fare bella figura con gli alti Prelati: lei ha una "cciarda"? 
Si arrangi e si ricordi che è pur sempre una "cciarda" proveniente dal Parco archeologico di Agrigento ... rrobba grossa, insomma!!



lunedì 10 novembre 2014

Raccolta differenziata alternativa di Alluminio e Vetro


Ad Agrigento si raccolgono lattine e bottiglie.
 La raccolta di questi due materiali, in un unico "contenitore" (quasi senza altro tipo di rifiuti), avviene ormai da tempo in maniera naturale per gli autoctoni.
Solo che il materiale non viene prelevato per essere avviato al riciclo. 
Perchè?
Perchè il preciso conferimento non avviene in un contenitore ordinario ma in un canalone a bordo marciapiede sul lungomare "Falcone e Boresellino"
Gli avventori di bar e chioschetti hanno infatti privilegiato per il conferimento questo "particolare cassonetto" che è diventato una vera e propria miniera di alluminio.




Vuoi sapere qualcosa in più sulla raccolta dell'alluminio?

"Sapete quante lattine di alluminio vengono gettate in Italia? Talmente tante che se fossero messe una sopra l’altra coprirebbero la metà della distanza tra la terra e la Luna."

"Sapete quanto occorre per produrre l’alluminio necessario a costruire unalattina da 33 cl? Per fare una lattina del peso di 16 grammi vengono inquinati:
38 metri cubi di aria (quanto una stanza);
18 litri di acqua (53 volte la sua capienza);
30 centimetri cubi di suolo."


"Grazie alle convenzioni che regolano la gestione e la valorizzazione dei rifiuti di imballaggio in alluminio, è possibile raccogliere e vendere alluminio ricavandone non solo un beneficio economico ma anche ambientale per il mancato conferimento in discarica.

Che cosa va raccolto?
È fondamentale raccogliere l’alluminio nel modo corretto per poi destinarlo alla vendita.
Vanno raccolti:
Lattine per bevande.
Vaschette e contenitori per la conservazione e il congelamento dei cibi.
Bombolette spray per deodoranti, lacche per capelli o panna.
Foglio di alluminio da cucina, involucri cioccolato, coperchi yogurt.
Scatolette per alimenti (carne, legumi, cibo per animali).
Capsule e tappi per bottiglie di olio, vino, liquori, bibite.
Tubetti per conserve o per prodotti di cosmetica.

Non raccogliere.
Imballaggi compositi senza il simbolo del riciclaggio dell’alluminio, come per es. le buste di minestre e della purea di patate, i sacchetti di patatine, le confezioni d’alluminio rivestite di plastica o carta, gli spray in bomboletta, ecc.

Raccogliere e vendere alluminio. Il riciclo
Gli oggetti di alluminio arrivano all’impianto di separazione e primo trattamento. Qui sono separati da eventuali metalli magnetici (ferro) o da altri materiali diversi (vetro, plastica).Pressati in balle arrivano alle fonderie, vengono pretrattati e quindi fusi fino ad ottenere l’alluminio liquido che è trasformato in lingotto.

Raccogliere e vendere alluminio. Il business
Raccogliere l’alluminio è anche opportunità di business per tutti, cittadini e comune in primo luogo.
In vari comuni d’Italia si stanno insediando gli “ECOPUNTO”, veri e propri negozi che comprano rifiuti differenziati quali alluminio, ferro, carta e pet. L’alluminio raccolto si può vendere in questi centri raccolta: basta dimostrare di essere residenti nel comune del punto vendita. I rifiuti consegnati, una volta compattati, vengono mandati al consorzio che li rivende a sua volta.
ll materiale viene pagato al chilo alla consegna; orientativamente poiche’ la valutazione e’ influenzata dalla quotazione in Borsa, un chilo di alluminio viene pagato circa 50 centesimi."

Acqua nei cassonetti: comunicazioni ufficiali

Tempo fa avevamo fatto dei conti, vedi qui.

La scorsa settimana abbiamo ritenuto opportuno segnalare all'ASP e al nostro Commissario Straordinario tali considerazioni con un documento dedicato.
Ecco il testo:


Al Servizio Igiene Ambienti di Vita (SIAV)
Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento
Viale della Vittoria n.321 
 92100 Agrigento

Alla Dott.ssa  Luciana Giammanco
Commissario Straordinario Comune di Agrigento
Piazza Pirandello, 35 
92100 Agrigento

Oggetto: Acqua nei cassonetti della spazzatura

Egregi Dottori,

Data l’inoltrata stagione autunnale con le prime forti piogge, ci preme segnalare che quasi un milione di metri cubi di pioggia finisce in discarica ogni anno per la stabile apertura di tutti i cassonetti cittadini, come risulta dai nostri calcoli. 
Tale acqua aumenta il carico di percolato della discarica, incrementando il rischio di inquinamento. 

Nonostante gli odori nauseabondi che fuoriescono dai cassonetti impregnando l’aria e gli immondi olezzi che giungono fino ai piani più alti dei palazzi nelle giornate più calde, i contenitori dell’ immondizia ad Agrigento restano sempre aperti.
Osserviamo, inoltre, la mancanza di ordinaria pulizia e disinfezione dei cassonetti che contribuisce a rendere precarie le condizioni igieniche delle nostre vie.
Nei cassonetti aperti si inseriscono insetti e piccoli animali che rendono più sporca e pericolosa la nostra città.
Ci chiediamo se non sia il caso di prendere opportuni e semplici provvedimenti affinché i cassonetti restino chiusi.
Porgiamo distinti saluti.


Agrigento 6/11/2014





sabato 8 novembre 2014

Centri di raccolta zonali per la raccolta differenziata







Abbiamo fatto un giro fra i centri zonali per la raccolta della differenziata.


3 non funzionano e occupano uno spazio pubblico che potrebbe essere usato diversamente, in maniera più fruttuosa per la comunità, se non si intende ripristinare le strutture prefabbricate di raccolta.
Vicino ai casermoni incustoditi ci sono delle vere e proprie discariche di ingombranti e spazzatura varia.
In pieno centro, nelle adiacenze del prefabbricato di Via Imera, ci sono, tra l’altro, vetri infranti e manca una parte del parapetto e presso Monserrato, fra i mobili gettati, si trova una pericolosa voragine infatti manca un chiusino e un guscio di televisore chiude l’imbocco pericoloso.
I centri zonali non funzionanti sono quelli di via Imera, Monserrato e Villaggio Peruzzo.
Funzionava parzialmente il 3/11, forse perché da svuotare, il centro di Villaggio Mosè.
A Fontanelle il centro è presidiato ma l’impianto non funziona correttamente: il prefabbricato e aperto e si vede una macchina azzurra che un impiegato usa per pesare il conferito poco per volta.
L’unico centro a funzionare a pieno ritmo è quello di Piazza La Malfa anche se, come a Fonatanelle, i cassoni pieni non sono coperti per cui gli acquazzoni possono rovinare quanto raccolto dai cittadini.
Questi sistemi di raccolta, che premiano i cittadini virtuosi con una diminuzione della bolletta, funzionano con delle tessere magnetiche.
Da più di un anno non è possibile farne nuove perché la stampante che le realizza è rotta e ripararla costa.
Nei centri zonali assistiti i cittadini senza tessera possono comunque conferire dando i propri dati e quindi diminuendo la propria bolletta.
Pensiamo che ai cittadini dovrebbe essere data una informazione più efficace sui metodi per differenziare anche perché, prima o poi, anche ad Agrigento dovremo affrontare seriamente la raccolta differenziata.



Questa è la lettera che abbiamo protocollato per la Dottoressa Giammanco



Gentile Commissario,
prima di costituirci, recentemente, Associazione Onlus ci siamo interessati come semplici cittadini alle sorti della città.
Le chiediamo un incontro, non solo per presentarci come associazione ma per avere chiarimenti riguardo:
Raccolta differenziata nei cassonetti blu col sole: la maggior parte dei cittadini nemmeno conosce il servizio e usa i cassonetti per il conferimento della indifferenziata.
L’inutile e costoso smistamento di tale spazzatura, che comporta anche un doppio passaggio dei mezzi per la raccolta, dovrebbe essere eliminato. 
La raccolta differenziata, finchè non si innesta un nuovo efficiente e efficace sistema, dovrebbe, a nostro parere, essere limitata ai soli centri zonali di raccolta dove i cittadini conferiscono la spazzatura già smistata in lattine, vetro, plastica, carta e cartone. Al momento, però, molti non sono funzionanti.
Centri Zonali di Raccolta: Vorremo sapere per quale motivo non si è provveduto a tenerli TUTTI in funzione e se le strutture sono di proprietà del comune o di una ditta che in tal caso, con una struttura non funzionante, occupa uno spazio pubblico.
Vorremmo in tal caso sapere se tale occupazione viene pagata al comune perché altrimenti tali spazi si potrebbero utilizzare in maniera più fruttuosa per la comunità.
Intorno ai centri zonali non custoditi si sono create delle vere e proprie discariche di ingombranti. In particolare presso quello di Via Imera, in pieno centro cittadino, tante sono le situazioni di pericolo per i vetri in frantumi e parapetti mancanti.
Nei pressi della “discarica” di Monserrato manca un chiusino e, fra i mobili sconquassati, si apre un inghiottitoio, al momento coperto dal guscio di un televisore.
Ci chiediamo inoltre se viene effettuato il servizio di lavaggio dei cassonetti (ed nell’eventualità con quale frequenza). 
In passato vecchi documenti mostrano che lo abbiamo pagato ma difficilmente potremmo trovare un agrigentino che possa testimoniare di aver assistito al lavaggio di un cassonetto. 
Vorremmo rassicurazioni riguardo la sorveglianza dei suoi uffici su addetti e mezzi in uso per la gestione della raccolta della spazzatura e la pulizia della città perché, in tempi di crisi, il cittadino deve pagare SOLO quanto effettivamente fruito. Ad esempio riguardo lavaggio e pulizia strade e marciapiedi.
I cassonetti in città sono sempre aperti ciò, oltre ad investire l’aria di odori nauseabondi (anche per la mancata pulizia dei cassonetti), comporta, dai nostri calcoli, che quasi un milione di metri cubi di pioggia finisca in discarica ogni anno, con almeno 70mila euro da pagare di più per il conferimento in discarica. Tale acqua, inoltre, finisce nel percolato della discarica con ulteriori costi per lo smaltimento e pericolo di inquinamento. Anche i cassonetti nei centri di raccolta assistiti mancano di coperchio e quindi un acquazzone fa diventare il riciclato spinto spazzatura da conferire in discarica.
Le segnaliamo, inoltre, che il nostro gruppo ha protocollato presso i Vostri uffici o inviato (con posta certificata al protocollo del comune) diverse segnalazioni e richieste, non solo nell’ultimo mese ma anche precedentemente senza ottenere riscontro alcuno. Le chiediamo di far rispettare agli uffici i termini di legge per la risposta ai cittadini.
In attesa di un riscontro riguardo il momento in cui è possibile venirLa a trovare con una  nostra piccola delegazione, porgiamo distinti saluti.

Agrigento 5/11/2014


lunedì 3 novembre 2014

Associazione "Agrigento Punto e a Capo Onlus" si presenta!


Chiesa di San Lorenzo piena oltre le nostre aspettative il 25 Ottobre durante la presentazione della nostra associazione "Agrigento Punto e a Capo Onlus".





Un'assemblea partecipata da gente comune che ha voluto esprimerci simpatia e disponibilità a lavorare insieme per questa nostra città.
Molti, intensi, emozionanti e interessanti gli interventi del pubblico.









La nostra associazione ha inserito nello statuto l'interesse per la dignità del cittadino che anni di mala politica e amministrazione disastrosa di questa città hanno annientato.
Il cittadino non è al centro della città, non è nessuno, non può partecipare alla vita amministrativa. Nemmeno con il voto!
Che vale eleggere consiglieri che non riescono ad interagire con una macchina di funzionari e burocrati che prende premi per risultati che in città non si vedono proprio? Solo devastazione e disattenzione.
I cittadini perdono la dignità ogni volta che sono costretti a chiedere un favore, invece di vedere riconosciuto immediatamente un loro diritto.
Persa anche la dignità delle famiglie, costrette a depauperarsi non solo economicamente, con tasse per servizi invisibili, ma anche "fisicamente" con figli o genitori costretti ad andare via per cercare altrove una comunità viva, che promuova il benessere del cittadino.
Siamo diventati associazione per essere dei "portatori di interesse" più pesanti, perché come cittadini spesso non riusciamo a farci sentire e non abbiamo trovato interlocutori con cui interagire come associazioni, per esempio, di consumatori o di difesa ambientale.
Come da statuto promuoveremo iniziative per aiutare la nostra città, riscoprendo e valorizzando tutte le ricchezze umane e materiali che essa possiede e che negli anni sono state celate da un umiliante silenzio.
Continueremo con maggiore forza e impegno, ma con un piglio decisamente diverso, il nostro passionale impegno per affrontare problemi e situazioni critiche in città.
Oltre al blog: http://agrigentopuntoacapo.blogspot.it/ adesso è attivo anche il sito internet: www.agrigentopuntoeacapo.com per informare sulle nostre iniziative e per aiutare i nostri concittadini a sopravvivere in città.
Invitiamo tutti a contattarci per proposte, segnalazioni/richieste di aiuto o conforto sulla nostra pagina facebook o tramite la nostra mail agrigentopuntoeacapoag@gmail.com

L'attuale compagine sociale è composta da un consiglio direttivo con: Giusi Ministeri, Brigida Pullara, Leonardo Tanto, Ninni Alletto. Addetto relazioni con l'esterno: Mario Aversa. Segretario: Giambattista Salerno. Tesoriere: Giuseppe Falzone. Vicepresidente: Emanuele Lo Vato. Presidente: Marcella Carlisi.