venerdì 14 novembre 2014

Risolva i problemi annosi, noi le staremo vicini. Don Giuseppe.


LETTERA APERTA AL SINDACO 

(Lettera pubblicata ne “L’Amico del popolo” il 21 aprile 2002).



Signor Sindaco,

è la prima volta che le scrivo e credo che è giusto che mi presento. Sono Giuseppe Russo e abito in via Duomo, 86 da circa tre anni. Non sono molto giovane. Faccio l’itinerante, svolgendo attività missionaria per l’Italia meridionale e il tempo libero lo impiego in ricerche storiche con un certo interessamento ai problemi sociali.

Quando i miei superiori, dopo una lunga permanenza a Palermo, ove per più di trenta anni feci il parroco al Quartiere CEP prima e poi al Quartiere Uditore, mi assegnarono ad Agrigento, venni con gioia e direi con entusiasmo. Era come un ritornare nella mia terra, perché sono nato in questa provincia. Qui ad Agrigento ho frequentato parte della terza elementare durante la seconda guerra mondiale e qui periodicamente venivo a visitare dei parenti, che ora non sono più. Le dico, provai una grande gioia. Pensavo di trovare una città evoluta, per quello che veniva raccontato per le varie manifestazioni, anche se le statistiche la davano sempre negli ultimi posti per il reddito pro capite. Invece fu una grande delusione. Il primo imbatto fu di incontrare gente con un piccolo orizzonte, che fa ragionamenti e ragionamenti. O meglio filosofeggia, senza mai venire all’ergo, contenta di quello che possiede, perché il vicino ha di meno, non rendendosi conto di come vive e sperando in un protettore che gli sistemerà i figli. Il secondo fu di scoprire una città quasi in abbandono.

Un centro storico che fa piangere: palazzi con tracce di grande passato in uno stato di grande abbandono, circondati da casupole fatiscenti e disabitate, che impediscono qualunque circolazione, rendendo invivibile la vita. Gli unici dominatori sono i colombi, che sporcano e otturano.. lo sa, Signor Sindaco, sono stato denunziato, perché ho scritto un articolo sui colombi di Agrigento.

Non voglio parlare di tutta la città, ma voglio parlare soltanto di via Duomo. Via, che potrebbe essere bellissima e il fiore all’occhiello della città, invece è in abbandono.

Quando venni nel 1999 trovai la via Plebis Rea franata. Da quanti anni si trova in questo stato? È possibile che una strada battuta da tanti forestieri si tiene in questo stato? Signor Sindaco, io provo vergogna. E poi entrando in via Duomo, a destra ci si imbatte nei ruderi insignificanti e pericolanti dell’ ex chiesa dell’Itria, che non fanno in verità, una buona presentazione a chi visita la chiesa di sant’Alfonso e la Cattedrale.

Una illuminazione pubblica miserabile, con fasci di fili elettrici volanti sia nelle costruzioni monumentali che in quelle popolari, che deturpano l’ambiente. I fili elettrici non dovrebbero stare a una certa profondità del calpestio stradale? Perché qui l’ENEL non osserva la legge?

Una pavimentazione svilita dall’asfalto, che non sottolinea la bellezza delle costruzioni lucchesiane e della vetusta Cattedrale. Così si trattano i monumenti più belli della città? Gli stranieri che salgono a migliaia con quali ricordi li mandiamo nelle loro nazioni?

Queste frotte di forestieri salgono a piedi per visitare la Cattedrale e non la trovano fruibile negli orari generalmente di visita per mancanza di custodi, ritornando delusi dopo di aver fatto l’aspra salita. Se questa è l’immagine che offriamo agli ospiti, quale è la situazione per i residenti? Certamente non è migliore.

L’acqua è un bene primario, ma l’acqua è stata ed è la piaga della città. È possibile che non si può risolvere questo problema? Vi sono stati tanti dibattiti ed anche delle grandi dimostrazioni, quando il problema il problema si è presentato nella sua crudezza, ma passata la gravità tutto viene dimenticato e il problema resta. Come vogliamo il progresso, creando posti di lavoro per i nostri giovani, se manca il bene primario, che è l’acqua?

I paesi interni della Provincia Agrigentina, come Lucca Sicula, hanno il metano, ma via Duomo non ha il metano. Signor Sindaco, non le sembra assurdo? Lei sa quando denaro ci vuole per riscaldare una abitazione con l’elettricità? Si rende conto quante sofferenze si affrontano vivendo in abitazioni a quattrocento metri sul livello del mare ed esposti a tutte le correnti? Le dico: È assurdo che un capoluogo di provincia non abbia in alcune zone della città, oggi, il metano.

Mi potrebbe dire: non abbiamo soldi. Non posso accettare questa risposta.

La via Duomo è un imbuto e spesso è impraticabile. Perché non si studia di trovare uno sbocco per creare un senso circolatorio. So quale è la sua risposta, ma io le dico che non è l’uomo a servizio delle cose, ma le cose sono a servizio dell’uomo. Se ci vuole del tempo per convincere e studiare la situazione per risolverla, perché per ora non si pone un semaforo e stabilire sensi alterni? Veda in alcuni centri con strade trafficate e strette ho trovato questo sistema. S. Angelo di Brolo in provincia di Messina ne è un esempio. È mia convinzione che i siciliani siamo persone eccezionali e specialmente gli agrigentini. Perché allora non rendiamo la nostra città più vivibile? Le cause sono tante e ne enumero alcune: non vengono posti i problemi per non essere attaccati, l’incuria, la mancanza di impegno, (forse) mantenere la popolazione sotto pressione per controllarla, l’interesse di alcuni cancella il bene comune … È sufficiente questa breve analisi per capire il perché di questa stasi antica, che procura arretratezza e fuga delle più belle intelligenze. Lei, Signor Sindaco, è nuovo, lo so, ma dovrebbe essere avvantaggiato nella conoscenza dei problemi annosi che gravitano sulla città, perché ha fatto da vice. Le dico, Signor Sindaco, lei non è solo, vi sono tanti cittadini di buona volontà, che potrebbero sostenerla. Coraggio! Mi auguro di poterla incontrare e la saluto.

Don Giuseppe Russo


"cos'è cambiato da allora?" (pagg. 14-15-16)

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