lunedì 17 novembre 2014

4 passi al centro storico

Abbiamo deciso di "provare ciò che il turista prova” avventurandosi nel centro storico di Agrigento.
Detto: fatto! La nostra avventura si concretizza venerdì a mezzogiorno.




Ci incamminiamo con passo spedito (ove le buche e le deiezioni di ogni specie lo permettono) per le viuzze del centro storico decidendo di partire dalla fine di via S. Girolamo. 

Attraversata di corsa via Matteotti (si rischia di finire sotto qualche auto guidata dal pilota di turno) iniziamo a salire per via S. Vincenzo. Anche qui è d'obbligo schivare le buche, quando ai nostri occhi appare ... il bombardamento della grande guerra. 

Questo è quanto si immagina il povero turista che vaga, come anima in pena, senza un'indicazione, senza un cartello che gli dica dove si trova e vede innanzi a se quanto rimane del palazzo Lo Jacono-Maraventano. 

Poverini, penserà, non hanno avuto ancora i contributi previsti dal "piano Marshall" per ricostruire le zone colpite dopo la guerra. 

Di fronte allo storico edificio (ma questo lo sappiamo noi che siamo "di qui", perchè non c'è uno straccio di cartello o di indicazione che illumini i malcapitati) c'è il muro che prima era del convento delle suore di S. Vincenzo e adesso ospita un'opulentissima dimora di noti "romani". 

Accanto la scalinata, ormai ridotta a pubblico orinatoio, quasi vergognata di stare ancora lì. Attorno una miriade di palazzoni grigi, palazzine e case di ogni forma e genere e, soprattutto, colore. 

Questa era la strada che i chierici dovevano percorrere se volevano raggiungere il centro città. Iniziamo a percorrere il budello di via S. Maria dei Greci e siamo assaliti da un senso di sgomento: umidità, forte odore di umanità che proviene dai bassi troppo vicini l'un l'altro, strada sconnessa con manto stradale assente e ... freddo. Non per il periodo, oltretutto oggi c'è un bel sole. Il freddo è dovuto al fatto che neanche il sole, forse, vorrebbe entrare fra quei vicoli. 

A conforto dei nostri occhi appare la chiesa di S. Maria dei Greci, costruita nel 1200 sui resti del tempio di Atena e Zeus. 
È bella da togliere il fiato, ma ... nessuna insegna, nessun cartello che ne indichi la storia, niente di niente, insomma. 
In compenso nelle adiacenze ci sono una decina di buche nel terreno pronte a distruggere le caviglie di quanti si avventurano da quelle parti. 


Fra il parlottio della gente ai balconi ed i panni multicolori stesi ad asciugare, all'incrocio con la scala di S. Antonio, poco più avanti, scorgiamo un'impalcatura, con tanto di rete di protezione color verde, che copre l'intera facciata di una palazzina e l'ingresso di un'altra. Sta li da qualche anno. Il bello è che nessuno vi lavora. 
Di tutto ciò ne soffre un disabile che da qualche anno è recluso in casa e non può agevolmente uscirne, se non accompagnato "in braccio" dai familiari. 

Viene da chiedersi: coloro che hanno amministrato questa misera città negli anni scorsi erano a conoscenza del fatto? 


Se si, come mai hanno acconsentito al protrarsi del problema? 





Se no, cosa facevano allora, anzichè amministrare? E tutti quelli che vogliono farlo adesso, il Sindaco, sanno che nel 2014 un diversamente abile è costretto a rimanere chiuso in casa perchè qualcuno ha omesso di smontare l'impalcatura che occlude l'ingresso e l'uscita da casa propria.
Egli sarà autorizzato a pensare che non è lui il diversamente abile ma ... quanti ad oggi si "credono" normodotati.

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