domenica 16 novembre 2014

I SALOTTI BUONI DELLA MAFIA di Don Giuseppe Russo


pubblicato ne “L’Amico del popolo” il 29 maggio 2005




Se non si pone a capo la questione morale, la Sicilia non avrà speranza di rinascere.

È di questi giorni la notizia delle dimissioni del cancelliere tedesco Gerard Schöder dopo la pesante sconfitta elettorale riportata nel feudo del Nordreno-Westfalia.

È stato un gesto molto apprezzato per il rispetto dimostrato verso la democrazia e la volontà del popolo. I tedeschi gli avevano dato la fiducia, ma dopo le elezioni, resosi conto che gli è stata ritirata, ecco le dimissioni. Queste cose, però, non avvengono in Italia, non solo in campo nazionale, ma anche nelle varie amministrazioni locali.

Perché forse siamo meno civili, meno formati culturalmente? No, il popolo italiano non ha responsabilità, perché ha dato ripetutamente forti segnali, che non sono stati recepiti da chi amministra e governa.

È di giovedì e di venerdì scorso il convegno organizzato dalla rivista “Segno” dal titolo “La mafia del salotto buono, gli intellettuali, la questione morale”.

“La mafia è come il palazzo - dice p. Nino Fasullo, organizzatore del convegno – ha piani bassi e piani alti. La mafia non ha un solo volto, come hanno fatto credere, ma ha più volti, che contribuiscono a far raggiungere ad alcuni il potere economico e politico.

Al popolo hanno fatto credere che la mafia è Riina, Provenzano, Settecasi …, perché i mezzi di comunicazioni hanno parlato e parlano di questi personaggi. Ma questa è la mafia rozza, che incute timore, uccidendo, che estorce, che al piano terra.

Vi è, poi, la mafia formata da alcuni intellettuali, storici, sociologi, giuristi, giornalisti, laici e prelati, che con i loro ragionamenti convincono una parte dell’opinione pubblica, facendole credere che la mafia non esiste, che è soltanto una diceria. Questa è una operazione deleteria che può essere paragonata al sipario di un teatro, che cela i veri attori, i quali manovrano la nostra società … nulla si muove senza il loro consenso”.

Sì, è vero, la mafia non esiste perché non si vede.

La lettura del romanzo (ma romanzo?) “La mossa del cavallo” di Andrea Camilleri mi ha particolarmente impressionato per come la società agrigentina viene gestita. Proprio quelli che dovrebbero essere i difensori dei deboli, sono quelli che in combutta fanno il giuoco di chi manovra la società con prepotenza per restare sempre a tessere le trame del potere economico e politico.

Nel mio libro “Uditore e i Redentoristi”, di qualche anno fa, ho trattato in un capitolo del connubio tra i piani bassi e i piani alti del palazzo e come si proteggono vicendevolmente.

I piani bassi, rappresentati dai quartieri popolari, ove i mafiosi rozzi hanno il controllo di un vasto territorio, aiutano a rassodare il potere dei piani alti.

Vedi quali politici del passato del presente hanno avuto e hanno il loro collegio elettorale in un quartiere degradato popolare, assoggettato totalmente alla mafia e alla delinquenza.

Ma tra i piani bassi e i piani alti il rapporto in realtà è così stretto che i piani bassi hanno assorbito le regole dei piani più alti: la cupola, il giuramento …, come la povera cameriera, che vive in una casa di un quartiere popolare degradato, copia il salotto della sua padrona.

Da poco tempo il figlio del giudice Borsellino ha agitato il problema sui “salotti buoni”. Ha invitato a discutere su questa gente.

Come si fa a conoscere un salotto buono e i suoi mafiosi?

Il primo indizio potrebbe essere costituito dal rifiuto della parola mafia.

Infatti questi manifestano un fastidio istintivo per la sola parola, gridano all’offesa, e si costituiscono difensore della Sicilia, come se l’isola fosse solo cosa loro, passando a celebrare le meraviglie della Trinacria: la centralità mediterranea, lo splendido sole, i colori suggestivi, l’Etna incandescente, il Monte Pellegrino, il più bel promontorio del mondo, il clima dolce e carezzevole, la cucina e i vini esclusivi. Ma i personaggi dei salotti buoni sono dei veri mafiosi?

Ma visto che la consistenza e la composizione del potere mafioso raramente appaiano lineari o trasparenti, poiché la mafia è abilissima nel dissimulare, si può dire che la “mafia del salotto buono” è metafora di classi alte e dirigenti.

È espressione della mafia patrona, che fa affari e determina molte cose dell’economia.

La mafia del salotto buono ha almeno due volti con uno mostra l’identità col potere e con l’altro ne svela il legame. Per questo motivo la mafia è imperante.

Grande colpa hanno gli intellettuali in questa triste storia, perché hanno nascosto il problema, non agitando la questione morale.

Se poi si pone a capo di tutti i problemi siciliani la questione morale, la Sicilia non avrà speranza di rinascere, ma resterà nella periferia della politica e dell’economia nazionale.

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