venerdì 22 agosto 2014

Agrigento e gli Agrigentini (9) di Padre Giuseppe Russo


Quando la politica non è politica, ma affare personale.
Quando Akragas divenne Agrigentum e perdette la sua indipendenza, facendo parte della Provincia di Trinacria nel contesto della Repubblica di Roma, dovette assumere lo stesso schema giuridico, formato da patrizi, da liberti e da schiavi, differenze sulle quali si fondava il sistema giuridico e sociale.
Pur essendo le classi formate da uomini con le identiche facoltà, esigenze e necessità, eppure la legge li considerava di dignità diversa.
I patrizi possedevano il potere politico ed economico ed avevano tutti i diritti e pochissimi doveri.
I liberti, benché fossero dei cittadini liberi, avevano pochi diritti  e molti doveri. Infatti per vivere ricevevano dal patrizio, attorno al quale gravitavano, la sportula, cioè i mezzi di sussistenza. 
Gli schiavi, ai quali non veniva riconosciuta la dignità di uomini liberi, non avevano neppure la possibilità di esprimere il loro pensiero e di organizzarsi. Infatti non avevano alcun diritto ma solo tutti i doveri e vivevano nelle totali dipendenze del patrizio come se fossero delle cose 
Questa era la situazione della civilissima Roma e questi principi trasmetteva ai popoli che assoggettava.
Ora dopo di più di due millenni acqua sotto i ponti ne è passata abbastanza, conquiste ne sono state fatte, di diritti e di doveri se ne è parlato e se ne è scritto e uomini ne sono morti per ottenere la pari dignità e la libertà di pensiero e di agire. Ma con il dovuto raffronto e la dovuta considerazione si può affermare che non è mutato quasi nulla.
Il patrizio oggi è chi detiene il potere economico, anche se fisicamente non appare alla luce del sole. È il grande puparo, che decide su la sorte delle città e dei cittadini, poiché ha l’ultimo atto decisionale se si deve aprire la città allo sviluppo o no, se bisogna cambiare mentalità alla massa o lasciarla nella grassa ed eterna ignoranza per continuare a manovrarla.
Il liberto oggi è la lunga mano del grande puparo, formata dai leccapiedi, dai cortigiani consenzienti ad ogni ordine, dai propagatori di notizie per creare opinione favorevole per il puparo o del suo rappresentante, facendo credere che tutto è fatto a favore del popolo, ma nello stesso tempo anch’essi sono schiavizzati, perché vanno per la sportula, che consiste nel ricevere favori e avere migliorie nella propria carriera.
Infine gli schiavi oggi sono la massa informe dei cittadini, che apparentemente è libera, che ha forse una casa, che ha un lavoro, quando lo ha, che paga tutte le tasse, che è condizionato nel vivere, che non ha parere decisionale nelle scelte cittadine, se ve ne sono. Se riceve qualcosa, la riceve per grazia e non perché l’è dovuto, che ha sempre la possibilità o meglio la libertà di emigrare, e quando emigra è una seccatura in meno.
Brutto raffronto, brutta considerazione, ma sono raffronti e considerazioni veri e reali.
Tutti sappiamo che la finzione non può avere lunga vita, perché prima o dopo la massa amorfa, messa da parte prenderà coscienza e si avvererà quello che Paolo VI scrisse nella Populorum Progressio: “Stati attenti all’ira dei poveri”.
In uno stato di democrazia chi ci governa deve dire e deve fare tutto alla luce del sole. Deve far sapere come va l’economia, a che punto sono le pratiche avviate, se è necessario, deve esporre i problemi, che sorgono, le difficoltà che si incontrano. Allora si, che siamo in uno stato di vera democrazia.
Apparente però ci siamo su tutte queste regole. Infatti con la promulgazione di una nuova legge si fanno i bandi, si pubblicano le modalità, si esaminano i progetti. Poi i progetti accettati vengono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale. Allora in te sorge una grande speranza, perché ti convinci che è stato fatto secondo le regole democratiche. Aspetti pazientemente i tempi della realizzazione, ma non arriva nulla. Domandi agli interessati a che punto è il finanziamento. Ti danno tempi e speranze nella realizzazione, ma i tempi e le speranze poi passano e svaniscono. Ti attivi di incontrare quelli che ti hanno dato tempi e speranza, cercando di contrattarli con il telefono o il telefonino, che ti hanno dato, non riesci ad avere un contatto. Ripeti, tendi, chiedi attorno, ma trovi solo silenzio. Ti vesti di santo coraggio, vai negli uffici competenti e ricevi la triste notizia che non c’è nulla sino ad ora. E se domandi: c’è speranza nel prossimo futuro? La risposta è non vada dietro i politici.
La triste conclusione, che tiri, è: ho speso denaro per i progetti, ho perso tempo, mi hanno ingannato, non ho più fiducia nelle istituzioni. Allora concludi: tutto è un imbroglio, un gioco per arricchire pochi, che come tante sanguisughe tirano il sangue ai poveri.
Questa è democrazia?
Chi viene da fuori, da un ambiente più evoluto, ha l’impressione di trovarsi in una provincia del Sudamerica, dove solo pochi hanno lo spazio di decidere, perché solo pochi controllano l’economia e la politica. 
Giuseppe Russo




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