sabato 6 settembre 2014

Agrigento e gli agrigentini (3) di Padre Giuseppe Russo


Lo Stato democratico è uguaglianza, è lotta alle disuguaglianze
Come non vi è un rapporto di comunione tra gli stessi cittadini, come non vi è un rapporto di servizio tra le strutture pubbliche con i cittadini, così non vi è un rapporto democratico tra i politici e i cittadini. Possiamo dire che tutti siamo isole, sia perché non vogliamo avere rapporti con gli altri e ci isoliamo, sia perché non vogliono avere rapporti con noi e veniamo isolati. 
Eppure nessun uomo è un’isola. 
Se fossimo  stati educati al concetto di comunità, che è un concetto, dico, anche cristiano, poiché la salvezza, ottenutaci da Gesù  attraverso la redenzione, ha costituito la famiglia di Dio, ritrovando la paternità di Dio ed evidenziando la fratellanza umana, realtà che si estrinsecano nella vita comunitaria, in una vita di collaborazione.
Lo Stato democratico dovrebbe essere per i cristiani l’emanazione di questa realtà, che Gesù ci ha donato. Infatti lo Stato democratico fa vivere nell’uguaglianza i suoi cittadini, lo Stato democratico lotta le disuguaglianze, lo Stato democratico aiuta a vincere l’ignoranza, lo Stato democratico lavora per risolvere i problemi primari del cittadino, per renderlo e farlo sentire libero. 
Benché è questo lo Stato democratico, sembra, però, che questo Stato democratico per noi sia una utopia.
I cittadini vanno a votare, si dice, nella libertà. Ma il cittadino sceglie il suo rappresentante veramente nella libertà per risolvere i problemi comuni o sceglie chi gli è imposto? 
Mi domando: Perché questi due problemi primari mai risolti, quali la mancanza di lavoro, che sfocia nell’emigrazione oggi strisciante e nascosta, ma massiccia, e la scarsità dell’acqua? 
Il primo problema è incominciato in Sicilia e nella nostra provincia alla fine dell’ottocento, circa un secolo fa, seguendo la Liguria, il Veneto, la Lombardia e il Piemonte. Questo problema da noi è andato sempre crescendo sino ad oggi, mentre in quelle regioni vi è una conversione di rotta, accogliendo l’immigrazione interna ed estera. Il secondo problema, quello dell’acqua, resta quello di sempre.
Se vivessimo in una democrazia, questi due problemi antichi non sarebbero già stati  risolti?
Invece passivamente e supinamente abbiamo assistito alla chiusura delle miniere di zolfo, che erano fonte di lavoro e di ricchezza, della Montecatini e di tante altre fabbriche, dell’industria del salato, di tanti mulini e pastifici. E che dire dei nostri porti, che sono continuamente  deserti? È possibile che nessuno si è lambiccato il cervello per studiare una conversione di tutto questo che stava agonizzando? Se andiamo, però, in un supermercato a fare la spesa troviamo olive, olio,  sardine, confetture, anche di arance, tutte confezionate in altre regioni e la Sicilia sta a guardare. 
Il politico, se lo è veramente, deve avere fantasia, deve sognare di più di chi gli ha dato il voto, deve progettare, scegliendosi dei buoni programmatori. S. Alfonso, questo grande moralista del settecento, illuminato, al principe consigliava: “Se devi scegliere un ministro tra uno che è un ottimo cristiano, ma incompetente, e uno competente, ma non è buon cristiano, scegli il secondo”. Ma oggi questa logica non si adopera. Si sceglie chi conviene per proseguire la propria carriera e non chi potrebbe aiutare a servire il popolo. Si parla e si parla sempre del “cammello in generale”, ma  non si scende nella pratica, programmando per poi raggiungere la realizzazione. 
C’è un perché a questo modo di fare ed è che la politica serve per fare carriera ed è una grande fonte di guadagno.
In una cena prima delle elezioni provinciali  incontrai un onorevole in carica e un altro che lo era stato. Nella conversazione familiare  si accennò a un onorevole del passato pieno di fervore e di buona volontà, che manifestava di  voler venire incontro alla popolazione, risolvendo dei problemi primari. Un suo collega onorevole, per così dire, a sentir questo lo rimproverò, dicendogli: “Ricordati che se risolvi i problemi, la gente ti dimenticherà e non ti eleggerà”.
Sembra che questa sia la tattica usata dai nostri politici. Da quanto tempo si parla di aeroporto a Licata, a Punta Bianca, a Racalmuto? E dell’acqua? Nelle ultime competizioni in un manifesto a lenzuolo un politico prometteva di risolvere il problema dell’acqua. 
Questi sono gli argomenti che da decenni e decenni vengono ripetuti, e non so ancora per quanti altri decenni. Spero non all’infinito.
Peccato che la gente ha corta la memoria! 
In questi giorni il governo regionale con la legge finanziaria ha trattato anche dell’Agenda 2000, che non ingrana. Quello che mi ha lasciato allibito e perplesso è stata la rivelazione di un assessore regionale competente, che ha dichiarato che il problema di fondo resta la mancanza di personale ad espletare le diverse misure, ecco le sue parole:”Troppi pochi i funzionari impegnati per Agenda 2000 nei vari assessorati: oggi c’è un solo dirigente responsabile per ognuna delle trenta misure e bastano una malattia o le ferie del dirigente per bloccare la misura a cui fa capo”. Ma chi ha organizzato questo lavoro chi lo ha tenuto in questo stallo? Certamente non pinco pallino.
Ho seguito il rimpasto nel governo regionale e nel comune di Agrigento e anche le reazioni di alcuni componenti dei partiti di governo. Non  ho capito questo togliti tu che mi ci metto io. In giro ho ascoltato alcuni commenti, forse maligni: “Si sono impossessati dei posti per farsi rieleggere”.
Ma l’augurio che faccio è che questi nostri deputati si mettano finalmente a lavorare per spendere le somme disponibili e creare lavoro, e così incrementare l’economia e impostare altri posti di lavoro.
Giuseppe Russo.


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