venerdì 29 novembre 2013

La legge non è eguale per tutta la flora agrigentina

Si continua a far crescere un fico d'india "abusivo", cresciuto dentro un recipiente di eternit su un edificio pubblico: il municipio!!! 
Sopra una strada pubblica, interdetta al traffico, per il pericolo crollo cannalate, in modo singolare:
la gente può andare in un verso ma poi trova la strada sbarrata e quindi deve tornare indietro ripassando per il pericolo.



Si uccide un albero pubblico, piantato legamente in un grande spartitraffico al centro città:



Ora diranno che dava fastidio alla circolazione?

Le piante non sono tutte uguali ad Agrigento! Metafora cittadina?





mercoledì 27 novembre 2013

Nessuno tocchi Agrigento, nemmeno per scherzo!

Hanno tolto dalla nostra pagina FB le foto che illustravano la bravata, ai danni della nostra città, perpetrata da alcuni giovani.
Le sagome delle aiuole in piazza Cavour divelte e portate a spasso per la città. Con foto celebrative su FB.
Noi non intendiamo punire ma non vogliamo incoraggiare le bravate e non vogliamo che passi il messaggio che: “una bravata si perdona”.
E’ una bravata togliere i fiori dalle aiuole, distruggere le panchine, i cesti per la spazzatura e gli altri arredi urbani.
E’ una bravata scrivere sui muri e sui monumenti.
E’ una bravata gettare i rifiuti per terra. E’ una bravata lasciare gli escrementi del cane sul marciapiede. E’ una bravata posteggiare in seconda e tripla fila.
Pare che i giovani si siano pentiti, una volta scoperti, e abbiano restituito il maltolto, promettendo di abbellire la piazza con un albero di Natale.
Vogliamo ribadire: "NON PIU’ bravate ad Agrigento." 
Ci bastano i politici che “fanno gli sperti”.
Cerchiamo di educare i giovani all’amore e al rispetto per la cosa pubblica.
Bravata non vuol dire che chi la fa è BRAVO, nel termine di uso comune.

Ma Bravo dallo spagnolo: [bravo], forse a sua volta dal latino: [pravus] storto, malvagio, o da [barbarus] selvaggio, indomito.





“Vattinni. Chista è terra maligna.”*



Non è un titolo che vorremmo usare.

Neanche il tempo di digerire l’amaro boccone del trasferimento a Palermo del 

convegno pirandelliano  che arriva il sentore di un altro abbandono.

“Non tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere.

Non ti fare fottere dalla nostalgia, dimenticaci tutti.”*

Oramai siamo allo stereotipo. Siamo adagiati e arresi.

Cosa succede ad Agrigento quando qualcuno alza la testa e si inventa 

un’opportunità?

Quando si ci mette in gioco, mettendoci del proprio? Senza appoggi e senza 

padrini?

Non importa quale sia l’iniziativa.

Capita che, durante le inaugurazioni, molti  tifino contro ma facciano grandi plausi e 

sorrisi a denti stretti.

Il finale, ad Agrigento, è quasi sempre scontato! Tutto finisce in sordina, tutto 

accantonato nel dimenticatoio comune.

Il clamore degli inizi viene soppresso e l’iniziativa strozzata e uccisa nel silenzio.

Probabilmente è quello che sta succedendo anche in questi giorni.

Proprio a ridosso della giornata contro la violenza sulle donne, potrebbe consumarsi,

 nel silenzio, lo strangolamento dell’iniziativa  di 16  donne imprenditrici.

Per qualche giorno ci eravamo illusi che l'iniziativa di Villa Bonfiglio potesse 

rappresentare l'inizio di qualcosa di bello,  che potesse illuminare il buio che 

alberga non solo all'interno della villa stessa ma anche nel cuore di amministratori 

che dimostrano giorno per giorno di non saper cogliere le opportunità loro offerte.

Le Creative hanno messo il loro capitale di inventiva, hanno fatto un investimento, 

hanno creduto di dare una mano rivitalizzando,  con la loro dimostrazione di 

operosità,  una città che è stata condannata dagli amministratori, negli anni, alla 

vergogna dell’inattività e della passività.

Sembra che, queste madri di famiglia, dopo aver combattuto con moduli e 

scartoffie, tentacoli di quella burocrazia che il nostro sindaco condanna negli uffici 

regionali (le ha spesso indicate come ostacolo e causa del non sviluppo del nostro 

comune!),  si siano arrese e la loro iniziativa abbandoni la città.

Nonostante  il patrocinio del sindaco, che peraltro non ha nemmeno partecipato 

all’inaugurazione dell’iniziativa, adesso si spostano in altri lidi, verso comuni che le 

hanno accolte a braccia aperte!



27/11/2013                 I cittadini di Agrigento Punto e a Capo





*cit. da “Nuovo Cinema Paradiso”









Via Matteo Cimarra









Come è finita coi lavori?
Mentre il mal tempo imperversa l'asfalto è ancora da sistemare.
I marciapiedi senza scivoli per i disabili.
Sono state tolte le panchine e non ancora rimesse.
La ringhiera è stata inserita in modo che duri ancora meno di quella che c'era prima.

E' così che si fanno i lavori per cui paghiamo?
Cosa ne pensa l'amministrazione?

Ce ne siamo già occupati: 

video luglio 2013

13/11/2013



La ditta che ha fatto i lavori risponde così:


Rimane, allora, il mistero di chi ha buttato giù tronchi d'albero, rami e mattonelle:






Sono stati tolti tanti alberi che godevano di perfetta salute:



 


martedì 26 novembre 2013

Arco Calafato



Se quest’arco putissi parlari,
Quanti cosi n’avissi a cuntari:
La gioia e lu duluri ni l’occhi di la genti
Sutta a iddu gran signura e gran fetenti.
Granni e picciliddi passaru
E i picciliddi granni addivintaru.
Ci fu Adamu lu primu giurgintanu
Ca taliava na picciotta da luntanu
Un giornu ci spiò comu si chiamava
Idda arrussicà e ci dissi: “Ava”
Ava, comu la Gardner du cinemà
Ca tantu ci piaceva a so papà!
E st’arcu vitti tuttu l’amuri
Di ddi du carusi, a tutti l’uri
Quannu Adumu s’arricugliva di la campagna
Ava si truvava nà cumpagna
Pì fari du passi dintra e fora
di parlari cu Adanu un vidiva l’ora
Nà parola sula e arussichiava
E ad Adamu u pettu ci gunchiava
Si vittiru oi e pò dumani e sa chi ti dicu?
E si ficiru i ficu!
Adumu s’arricampò nà seratina
Cu la scusa di na visita a vicina
Ava era doccu e iddu nenti fici?
Sa pigliò d’incoddu e sinni fueru in bici!
Quannu turnaru da maritu e mugghieri
S’arrisbigliò tuttu u quartieri!
U patri di Ava ci detti na gargiata
E po’ si sinti na vasata
Di figghi arricriaru a casa:
un trenu di niputi vasa vasa!
Ad unu ad unu si pigliaru u trenu
Pi truvari pani, ca cca ti fannu fari vilenu!
C’è picca genti ora, a vita è dura
Passanu picciutteddi di tutti i culura
E l’arcu? Ancora ‘mpedi talia cu passa
E misu malamenti, parissi ca nni lassa
Iddu un si lamenta e sta mutu
Vinniru cu du ligna pi farici un tabutu
U tempu passa e i ligni unnu tennu cchiù
Ci volissi cu teni a iddi! L’ha vistu stu sinnacu, tu?
Picciò aiutamulu, adduamu i luci!
Qarchidunu si fa u segnu di la cruci!
Salva st’arcu si vo beni a Girgenti
Cu fa diperdiri u so passatu un capisci nenti!

Video

Video
Ad Aprile 2013 abbiamo manifestato accanto all'arco con una azione provocatoria:




Abbiamo portato anche il sindaco a constatare lo stato del luogo e del monumento:, era il 29 Aprile 2013








lunedì 25 novembre 2013

Agrigento è donna. Rispetta le donne e rispetta la tua città!


Disprezzo.
Violenza gratuita.
Stupro.
Femminicidio.

Anche la città è donna.
Spogliata e sfruttata.

Agrigento e i suoi carnefici.
Il silenzio. Il riserbo nel denunciare le violenze quotidiane.
Agrigento è ancora bella nonostante i pugni e gli schiaffi.
Non può difendersi da sola.
Chi dice di amarla deve farlo come si deve.
Le vessazioni le impediscono di emanciparsi.
Di diventare capace di attrarre tutti gli uomini del mondo.

Agrigento ha ancora la capacità di sedurre.
Anche così: con intonaci disfatti, monumenti lividi e strade screpolate.
Immaginala risorta coll'aiuto e l’amore dei cittadini.
Con il vestito e il trucco giusto, valorizzata e rispettata.
Occorre una nuova educazione sentimentale per gli agrigentini.
Chi si fa amministratore deve proteggerla e amarla, non abusarne e sfruttarla.

Agrigento è donna,
ammirane e conservane il fascino.
Non ucciderla.

domenica 24 novembre 2013

Villa Bonfiglio, Agrigento.



Una fontana che non funziona, illuminazione carente (la sera si rimane proprio al buio), giochi per bambini da manutenere e asfalto da sistemare (come nel resto della città).
Ci sarà un perché se i podisti si allenano al Viale della Vittoria invece di entrare in Villa.
Il sindaco dice che sta restituendo le ville ai cittadini. Siamo sicuri che l’unico modo per farlo è togliere le inferriate in modo da rendere le ville cittadine accessibili ad ogni ora?
A che pro? Ci sono ore in cui non c’è nessun motivo per fruire di un giardino pubblico.
La villa è molto male illuminata, a chi serve aperta nelle ore notturne? Si vuole rendere fruibile a delinquenti che usano l’oscurità per nascondersi? Coppiette in cerca di intimità e di forti emozioni? Venditori del proprio corpo al migliore offerente?
Non essendoci dei servizi pubblici funzionanti, la villa si trasforma in un bagno pubblico a cielo aperto: nelle ore serali il buio nasconde chi si apparta per un improvviso bisogno.

Non è che ci toccherà risarcire vittime di incidenti alla villa? Nuovi debiti fuori bilancio da pagare con le nostre tasse a discapito degli inesistenti servizi?

mercoledì 20 novembre 2013

Altra nuova stangata ad Agrigento...?

Altra nuova stangata ad Agrigento...? 
Dopo le prime due bollette già arrivate nelle case degli Agrigentini per il salatissimo anticipo della “Tares” che ha prosciugato completamente i pochi risparmi delle nostre famiglie, si preannuncia un altro salasso. 
La “Tares” com'è noto, comprende innumerevoli servizi che “dovrebbero” essere effettuati dal comune ma di cui non si vede né la qualità né, nella maggioranza dei casi, l'esistenza! 
Per anni il nostro sindaco ha difeso il gestore idrico, vantando la qualità del servizio e le tariffe economiche. Il repentino cambiamento, in direzione della difesa delle tasche dei cittadini, aveva fatto andare in vacanza, più sollevati e illusi, tantissimi nostri concittadini. 
Peccato che il ns. Sindaco avesse nella manica ancora un altro asso da calare per far precipitare nell’indigenza più totale quanti ancora non lo fossero.
Girgenti Acque è un capro espiatorio? COMU FINI' con le famose 48 ore “ultimatum” date al gestore idrico per bonificare il depuratore del villaggio mosè?..... A quando la rescissione del contratto con costoro? Ed ancora: Si preannunciano servizi essenziali che invece dovrebbero essere garantiti normalmente; Per tutta risposta dispensa stipendi ed incentivi d'oro ai propri dirigenti tenendoseli buoni-buoni; paghiamo debiti fuori bilancio per vivere in mezzo ad erbacce, spazzatura e buche in ogni luogo; parecchie strutture scolastiche e sportive nel totale abbandono e fatiscenza.
Ancora una volta come cittadini utenti ci ritroviamo soli e abbandonati da tutte le strutture create e pagate per difendere la legalità e la giustizia sociale.
Ieri siamo andati ad assistere ai lavori del consiglio comunale poiché avevamo saputo che c'era sentore di una terza rata Tares, ma, dopo qualche minuto dall'inizio, a causa di una questione posta all'O.D.G. Da parte di un assessore, il consiglio ha continuato i lavori a porte chiuse dunque ci siamo persi il prosieguo. Di una cosa tuttavia siamo certi: stante la mancanza di una opposizione numericamente efficace; tenuto conto che il nostro primo cittadino, con i nuovi apparentamenti tiene tutto sotto controllo, quanto prima avremo certamente delle sgraditissime sorprese, prepariamoci dunque al regalo di fine anno che riceveremo dai nostri paladini.

Agrigento, 20 novembre 2013

i cittadini di Agrigento Punto e a Capo

Non solo Pirandello...

Leopardi,_Giacomo_(1798-1837)_-_ritr._A_Ferrazzi,_Recanati,_casa_Leopardi


GIACOMO LEOPARDI, I Pensieri (pensiero I).


Io ho lungamente ricusato di creder vere le cose che dirò qui sotto, perché, oltre che la natura mia era troppo rimota da esse, e che l'animo tende sempre a giudicare gli altri da se medesimo, la mia inclinazione non è stata mai d'odiare gli uomini, ma di amarli. In ultimo l'esperienza quasi violentemente me le ha persuase: e sono certo che quei lettori che si troveranno aver praticato cogli uomini molto e in diversi modi, confesseranno che quello ch'io sono per dire è vero tutti gli altri lo terranno per esagerato, finché l'esperienza, se mai avranno occasione di veramente fare esperienza della società umana, non lo ponga loro dinanzi agli occhi.

Dico che il mondo è una lega di birbanti contro gli uomini da bene, e di vili contro i generosi. Quando due o più birbanti si trovano insieme la prima volta, facilmente e come per segni si conoscono tra loro per quello che sono; e subito si accordano; o se i loro interessi non patiscono questo, certamente provano inclinazione l'uno per l'altro, e si hanno gran rispetto. 
Se un birbante ha contrattazioni e negozi con altri birbanti, spessissimo accade che si porta con lealtà e che non gl'inganna, se con genti onorate, è impossibile che non manchi loro di fede, e dovunque gli torna comodo, non cerchi di rovinarle; ancorché sieno persone animose, e capaci di vendicarsi, perché ha speranza, come quasi sempre gli riesce, di vincere colle sue frodi la loro bravura. 
Io ho veduto più volte uomini paurosissimi, trovandosi fra un birbante più pauroso di loro, e una persona da bene piena di coraggio, abbracciare per paura le parti del birbante: anzi questa cosa accade sempre che le genti ordinarie si trovano in occasioni simili: perché le vie dell'uomo coraggioso e da bene sono conosciute e semplici, quelle del ribaldo sono occulte e infinitamente varie. 
Ora, come ognuno sa, le cose ignoto fanno più paura che le conosciute; e facilmente uno si guarda dalle vendette del generosi, dalle quali la stessa viltà e la paura ti salvano; ma nessuna paura e nessuna viltà è bastante a scamparti dalle persecuzioni segrete, dalle insidie, né dai colpi anche palesi che ti vengono dai nemici vili. 
Generalmente nella vita quotidiana il vero coraggio è temuto pochissimo; anche perché, essendo scompagnato da ogni impostura, è privo di quell'apparato che rende le cose spaventevoli; e spesso non gli e creduto; e i birbanti sono temuti anche come coraggiosi perché, per virtù d'impostura, molte volte sono tenuti tali.

Rari sono i birbanti poveri: perché, lasciando tutto l'altro, se un uomo da bene cade in povertà, nessuno lo soccorre, e molti se ne rallegrano, ma se un ribaldo diventa povero, tutta la città si solleva per aiutarlo. 
La ragione si può intendere di leggeri: ed è che naturalmente noi siamo tocchi dalle sventure di chi ci è compagno e consorte, perché pare che sieno altrettante minacce a noi stessi; e volentieri, potendo, vi apprestiamo rimedio, perché il trascurarle pare troppo chiaramente un acconsentire dentro noi medesimi che, nell'occasione, il simile sia fatto a noi. 
Ora i birbanti, che al mondo sono i più di numero, e i più copiosi di facoltà, tengono ciascheduno gli altri birbanti, anche non cogniti a se di veduta, per compagni e consorti loro, e nei bisogni si sentono tenuti a soccorrerli per quella specie di lega, come ho detto, che v'è tra essi. 
Ai quali anche pare uno scandalo che un uomo conosciuto per birbante sia veduto nella miseria, perché questa dal mondo, che sempre in parole è onoratore della virtù, facilmente in casi tali è chiamata gastigo, cosa che ritorna in obbrobrio, e che può ritornare in danno, di tutti loro. Però in tor via questo scandalo si adoperano tanto efficacemente, che pochi esempi si vedono di ribaldi, salvo se non sono persone del tutto oscure, che caduti in mala fortuna, non racconcino le cose loro in qualche modo comportabile.

All'opposto i buoni e i magnanimi, come diversi dalla generalità, sono tenuti dalla medesima quasi creature d'altra specie, e conseguentemente non solo non avuti per consorti né per compagni, ma stimati non partecipi dei diritti sociali, e, come sempre si vede, perseguitati tanto più o meno gravemente, quanto la bassezza d'animo e la malvagità del tempo e del popolo nei quali si abbattono a vivere, sono più o meno insigni; perché come nei corpi degli animali la natura tende sempre a purgarsi di quegli umori e di quei principii che non si confanno con quelli onde propriamente si compongono essi corpi, così nelle aggregazioni di molti uomini la stessa natura porta che chiunque differisce grandemente dall'universale di quelli, massime se tale differenza è anche contrarietà, con ogni sforzo sia cercato distruggere o discacciare. Anche sogliono essere odiatissimi i buoni e i generosi perché ordinariamente sono sinceri, e chiamano le cose coi loro nomi. 
Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso, quanto chi lo nomina. In modo che più volte, mentre chi fa male ottiene ricchezze, onori e potenza, chi lo nomina è strascinato in sui patiboli, essendo gli uomini prontissimi a sofferire o dagli altri o dal cielo qualunque cosa, purché in parole ne sieno salvi.

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lunedì 18 novembre 2013

Speriamo sia cioccolata


Punto e a Capo anche in trasferta

Il mare di San Leone è inquinato? 
Dove vanno gli agrigentini a fare il bagno?
Una delle mete più gettonate, perché non lontana da Agrigento, è la spiaggia di Punta Grande, comune di Realmonte.
Nei mesi scorsi avevamo segnalato uno sversamento puzzolente che finiva al mare, nella spiaggetta dopo la Scala dei Turchi. (Chissà come è finita?)
Oggi segnaliamo quello che succede al ruscelletto che attraversa la spiaggia di Punta Grande.
D'inverno, o comunque dopo ogni forte pioggia, arriva al mare tutto ciò che la gente butta nel letto del torrente: copertoni, bidoni, bottiglie di plastica, mattoni. 
Quello delle discariche non autorizzate è sempre un problema del nostro territorio. 
Chiunque, vedendo altra spazzatura o un cosiddetto "sbalanco", si sente autorizzato a buttare lì qualsiasi cosa di cui si voglia sbarazzare. 
Così frigoriferi, pezzi di mobilio, spazzatura varia vengono convogliati dalla pioggia e portati sulla spiaggia dove si raccolgono nel corso delle stagioni piovose e, poi, saranno portati via o coperti con la sabbia dal mare in tempesta.
L'educazione dei cittadini va stimolata, non manca alle amministrazioni (sempre a corto di denaro ma non di facili idee per farlo), immaginare come. 
Il presidio del territorio è fondamentale ed, alla fine, potrebbe essere anche redditizio.
Le associazioni ambientaliste potrebbero dare una mano, se volessero aiutare con serietà la natura e il territorio.
Teniamo presente che il ruscello in questione anni fa era completamente asciutto durante la stagione estiva mentre adesso continua a consegnare, copiosamente, anche in pieno agosto, acqua saponata.
25 anni fa è stata costruita la fogna che ha attraversato la spiaggia e l'ha privata per anni di sabbia, costringendo la gente a piantare gli ombrelloni nel cemento per molto tempo.
Molti hanno, probabilmente, trovato più comodo continuare a scaricare nel ruscello, piuttosto che consegnare le proprie acque nella fogna.
Oggi, grazie alle mareggiate e alla particolare posizione, la spiaggia ha riavuto la sabbia che l'uomo le aveva tolto.
Non sempre la natura può porre rimedio, pensiamoci!








venerdì 15 novembre 2013

Terravecchia, raccolta di opinioni e documentazioni.

Ad  Agrigento si lascia fare. Si lascia fare a chi si impone con la prepotenza, a chi fa gli inciuci.
Se vuoi sistemare qualcosa a casa tua o per la strada e chiedi permesso, ecco infiniti veti di comune, sovrintendenza, etc etc. 
Se vuoi fare le cose rispettando le regole dovrai rinunciarci o avere la pazienza di aspettare anni e pagare infiniti balzelli! 
Puoi però cambiare infissi, aprire porte e finestre, chiudere terrazze senza dire niente a nessuno e non sarai disturbato. 
Se non disturbi gli uffici con scocciature di autorizzazioni e lasci fare i porci comodi a tutti, avrai via libera. Nessuno verrà a disturbarti!
Sul progetto Terravecchia  tacciono le associazioni ambientaliste, quando non calano la testa approvando. 
I partiti non si pronunciano o fanno finta di farlo... Sepolcri imbiancati?
La parola d'ordine è lasciar correre, avanti il progresso! 
Si sa, quando ad Agrigento cominciano i lavori non si possono fermare, si fanno implacabilmente, in un fiat! Non è così?
A volte escono pizzini, la magistratura scopre irregolarità o finiscono i soldi e tutto rimane a metà... se può servire all'intera comunità. 
Nelle speculazioni private, invece, le imprese si sono sempre sbrigate a tirar su tolli, lasciandoli, magari per anni, senza intonaco. Vedremo cosa succederà col progetto Terravecchia.
In una terra ricchissima di tutto e paradossalmente povera di opportunità per la maggior parte degli autoctoni, si aprono spiragli di speculazione e guadagno per alcuni che sanno come cercare e trovare la loro fortuna (non solo loro ma anche di figli e nipoti fino alla settima generazione)



Vogliamo usare questa pagina per riportare alcune parole trovate negli articoli di stampa sull'argomento Terravecchia che oggi sono sulla nostra bacheca su Facebook, suggeriti da cittadini agrigentini.
In questo link si trova il libro di Lillo Miccichè: Terravecchia, Storie ritrovate: laltraagrigento.itTERRAVECCHIA

espresso.repubblica.it.




agrigentoweb.it:



"“La sceneggiata consumata dal Sindaco dopo il crollo di palazzo Lo Iacono, quando incredibilmente ha fatto chiudere per alcune settimane il portone principale del Comune come forma di protesta plateale contro la Regione, e tutti gli hanno creduto, è servita ad ottenere 3 milioni di euro, da questi ne ha sottratti un milione e 49 mila che serviranno per uno scellerato programma costruttivo nel centro storico”. Sono accuse pesanti quelle rivolte da Lillo Micciché al Sindaco Marco Zambuto durante la conferenza stampa di questa mattina presso il Bar Milano a Porta di Ponte. Argomento della pubblica protesta è il progetto di risanamento del centro storico denominato “Terra Vecchia Girgenti”, falsato nei suoi obiettivi, secondo il Coordinatore Provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà di Agrigento, da “una turpe operazione di speculazione edilizia che vedrà cedere fondi pubblici alla ricca società imprenditoriale di Marco Campione”, la Campione Industries Spa.


Il progetto, al quale la ditta di Campione ha aderito grazie alla partecipazione all’avviso pubblico del 5 marzo 2009 che si riferiva a sua volta al bando pubblico dell’assessorato ai LLPP regionale del 11 luglio 2008, prevederebbe la costruzione di 38 alloggi così divisi: 29 per la parte privata e 9 di edilizia popolare per il Comune di Agrigento. 5 di questi alloggi sorgeranno tra via Gioeni e via Plebis Rea, mentre gli altri 33 saranno realizzati all’interno dell’isolato 76 del centro storico, quello cioè tra la salita S. Antonio, via Madonna della Neve, via Raccomandate, via Palma e via Barone. Il costo complessivo, comprese le opere di urbanizzazione a carico del Comune, sarà di 9.528.354 euro. 2.354.390 euro è l’importo che metterà a disposizione la Campione Industries Spa per i 29 alloggi di sua competenza, mentre il restante finanziamento utilizzerà fondi provenienti da Stato, Regione e Comune.



“Quello che si contesta è il modo e il posto sbagliato per realizzare tale programma costruttivo – scrive in un dettagliato dossier Micciché – la difformità riguarda la non corrispondenza con la destinazione d’uso stabilita dal P.P. del C.S. che prevedenell’isolato 76 (ndr) la ‘residenza per la terza età’”. Secondo il coordinatore di SEL, infatti, Marco Zambuto non avrebbe coinvolto il Consiglio Comunale, unico competente a modificare il Piano Particolareggiato, scavalcandolo attraverso una delibera dell’ufficio tecnico comunale e modificando le aree di riferimento del programma di riqualificazione urbana aggiungendo alla lista l’area dell’ex Istituto Schifano, che alla fine dei lavori non dovrebbe più essere adibita a edilizia pubblica com’era stato previsto nel 1982 quando l’istituto fu devoluto al Comune, ma privata. In questo modo, racconta nel dossier Micciché, si è dovuto procedere all’esproprio di diversi immobili “mettendo sulla strada alcune famiglie che abitano in tali alloggi” e si è approvato “un programma di edificazione pericoloso sotto il profilo della stabilità geologica, dato che nel sottosuolo sono presenti cavità ipogeiche ancora inesplorate a causa di precedenti dissesti”. In un contesto tale stride, secondo il Coordinatore di SEL, l’idea di costruire “un palazzina di 4 piani più due interrati” nell’isolato 76 e la costruzione dei 33 alloggi risulterebbe “incompatibile con i parametri della dimensione del P.P. in rapporto abitanti-isolato, in particolare riguardo lo stato della viabilità e dei parcheggi”.


Per quanto riguarda in particolare l’ex Istituto Schifano, coinvolto nel crollo del 13 marzo 2011 del muro di cinta che costeggia la salita S. Antonio e per il quale l’’Amministrazione procedette all’abbattimento definitivo di parte dell’edificio, “il sospetto” – scrive Micciché – “è che tale decisione sia maturata per non ottemperare alle prescrizioni in ordine alle norme di attuazione” e che “l’immediata demolizione della parte interna del fabbricato si sia fatta per spianare le macerie in modo che non venisse alla luce quello che non si deve assolutamente vedere”, i resti cioè dell’antica Chiesa di S. Giovanni di Dio costruita nel XIII° sec. dall’Ordine dei Cavalieri Teutonici.


Anche sulla gara d’appalto Micciché ha da sollevare alcuni dubbi. La ditta di Campione sarebbe stata l’unica, infatti, ad aver partecipato all’avviso pubblico a causa dell’“assordante silenzio informativo dell’Amministrazione” sul bando. “E’ stata consentita la partecipazione ad una sola categoria di operatori privati” – si legge nel dossier – “inibendo la partecipazione ad altri soggetti quali cooperative di abitazione, fondazioni, associazioni e singoli proprietari”. Alla ditta Campione, una delibera del Sindaco del 23 novembre 2011 fornirebbe, inoltre, la somma di 1.049.698 euro, provenienti dai fondi regionali, per il cofinanziamento dell’intero programma costruttivo. “Questi soldi potevano servire per mettere in sicurezza le case pericolanti.– commenta Micciché – se verranno spesi per la costruzione di alloggi privati in una zona con destinazione d’uso di edilizia pubblica si consumerà un vero e proprio reato del quale il Sindaco dovrà rispondere”. Micciché chiede, quindi, la sospensione della gara d’appalto e le dimissioni di Zambuto, in caso contrario SEL potrebbe procedere ad una denuncia penale. Infine c’è spazio anche per una frecciatina aGiuseppe Arnone: “come il consigliere Arnone, informatissimo su tutto ciò che succedeva dentro e fuori la Giunta, non si sia accorto di quanto denunciamo in questo dossier, ci appare un mistero”, scrive Micciché."










http://www.infoagrigento.it/33025-terravecchia-ed-il-teatrino-dello-sfogatoio-cancellato-un-pezzo-di-centro-storico


"Per anni, per troppi anni quelle carte sono rimaste segretate negli uffici dell’ufficio tecnico comunale. Checchè, oggi se ne dica. Sulla trasparenza degli atti e di tutto il resto. Ma lasciamo perdere. Ne sono accadute di ben peggiori. Ricordo quando fui presente al primo, ed unico, accesso agli atti del progetto terravecchia di Girgenti, insieme all’architetto Daniele Gucciardo, di Legambiente, e all’ingegnere Giuseppe Riccobene, che recentemente ha preso le distanze dall’associazione ambientalista. L’obiettivo era quello di vederci chiaro. Di capire. Di valutare con serenità. Prima ci portarono i faldoni della “parte pubblica”, che prevede alloggi nell’area dell’ex (poichè crollato, e anche in questo caso Palazzo dei Giganti ha le sue responsabilità gravissime – se non giudiziali almeno storico-culturali) Istituto Schifano; poi, non senza esitazione, e con un impiegato comunale messo li a controllare ogni nostro movimento, le carpette contenti il progetto relativo alla “parte privata”. L’istinto mi portò subito a concentrare le mie attenzioni su quest’ultimi faldoni. Aprendoli, presi a caso una tavola: all’interno vi era disegnata una orrenda palazzina a cinque elevazioni, con moderne balconate, prospiciente il mar africano. Raggelai. Anche gli ambientalisti, osservando il foglio, pur essendo molto possibilisti nei confronti dell’intero progetto, non esitarono ad esprimere perplessità. Provai a fare una fotografia, ma l’impiegata di guardia mi ammonì. Più tardi, in un mio editoriale su queste pagine, denunciai pubblicamente il rischio di una nuova speculazione edilizia nel cuore, vergine, del centro storico di Agrigento.

Sono trascorsi due anni. Anni di tira e molla: tra sempre più insistenti voci sulla presunta rinuncia da parte del privato a portare avanti il progetto, ed i silenzi assordanti dell’amministrazione comunale e dell’Ufficio Tecnico che hanno sempre rifiutato un confronto pubblico, e di presentare alla città un progetto che, per varie ragioni, ho etichettato anche come criminale. In più occasioni. Nel frattempo, la scorsa estate, arriva la notizia che tutti temevano, e pochi attendevano. Terravecchia si farà. Sono stati siglati i contratti tra le parti. Il cantiere può aprire i battenti: è questione di ore. A palazzo dei Giganti Zambuto, nel frattempo transitato nell’ala renziana del Pd, è costretto ad un rimpasto della giunta. Entrano in squadra, tra gli altri, uno storico esponente della sinistra agrigentina che ha condiviso, e promosso, tante battaglie per il centro storico ed il suo recupero: Maurizio Masone. Che, appena insediato, come primo atto amministrativo chiede, e ottiene, di organizzare un pubblico incontro per discutere del progetto con la cittadinanza. Dopo anni, ben 6, qualcuno a Palazzo dei Giganti che cerca di normalizzare il rapporto tra Istituzioni e cittadini. Masone, da persona intelligente, sa bene che a nulla, o quasi, servirà questa assemblea. Ma andava fatta. Finalmente abbiamo avuto modo di sentire il pensiero dell’ingegnere capo del comune Principato in ordine al progetto, dopo anni di bocca cucita. Come prevedibile, il dibattito si è trasformato in uno “sfogatoio” pubblico. A tratti squallido. Ed imbarazzante dell’intelligenza collettiva.

Su alcuni pannelli, faceva bella mostra di se la parte “pubblica” del progetta Terravecchia. Si evidenziavano gli interventi “migliorativi” su quello che, a dire di Principato, è ormai un cumulo di macerie. Peccato che Principato, omette di ricordare che proprio lo Schifano, ovvero il misero cumulo di macerie, era, ed è, un edificio di proprietà comunale, quindi in teoria appartiene a noi tutti, e che è proprio il comune di Agrigento ad aver consentito il suo decadimento strutturale negli anni, fino ai crolli recenti. Ricordo a me stesso e a Principato, che l‘istituto Schifano era un edificio bellissimo, ed invito tutti ad andare a vedere le foto dello stesso nei libri di Lillo Miccichè che si è preoccupato di conservarne la memoria storica. Ma torniamo a Terravecchia. Che pena, e che orrore, adesso, immaginarlo ricostruito ex novo. In cemento armato. Dicevamo del progetto: bene, la parte privata dello stesso, è rimasta ben occultata all’interno dei faldoni. Nessuno ha chiesto di vederla. Nessun si è premurato a sbirciare: eppure è ormai noto a tutti che, tra gli interventi previsti, vi è anche la costruzione di un palazzo di cinque piani. In cemento armato. Nel cuore di un centro storico. Di un paese sedicente civile.

Tanti gli interventi: alcuni pertinenti, altri meno. Altri ancoraimbarazzanti e degni della peggiore Agrigento degli anni ’60. Quando si invocava la cementificazione della valle dei templi in nome del pane, quando era normale distruggere il patrimonio architettonico in barba ad ogni concetto del bello. Agrigento Punto e a Capo ha fatto proprie le proposte lanciate da Giovanni Taglialavoro in questi anni, e che in sostanza sintetizzano perfettamente i pareri espressi in questi anni dal fronte del “no”. Un rappresentante del gruppo le ha lette all’ingegnere Capo. Poi altri interventi, tra cui il mio: chiedevo a Principato se il comune di Agrigento fosse a conoscenza della situazione in sottosuolo. In ordine al reticolo di ipogei che attraversa la zona della terravecchia e dove dovrebbero sorgere a breve le orrende fondamenta in cemento armato dei moderni condomini. Poi interventi sui saggi archeologici da effettuare. E così via.

Prende la parola Principato. Sostanzialmente glissa tutto e tutti: e si para dietro uno dei più grandi errori ed orrori urbanistici della città di Agrigento. Il piano particolareggiato del centro storico. La giustificazione al progetto Terravecchia sta tutto li. Il piano prevede, per filo e per segno, tutto. Anche la demolizione e ricostruzione in cemento armato degli edifici esistenti (art.17) Anche il violentare un tessuto antichissimo con mostruose scale mobili, della cui manutenzione, in futuro, non sappiamo chi sarà in grado di occuparsi, conoscendo bene l’operato e le condizioni del nostro municipio.

Ecco trovato l’arpiglio. E non solo: Principato esalta il progetto Terravecchia. Lo considera una vittoria personale, essendo stato tra i progetti selezionati per essere finanziati. Ed esalta con vigore lo strumento urbanistico che lo consente. E che purtroppo spianerà la strada ad altri progetti – annunciati anche ieri – nel centro storico di Agrigento. Il prossimo nella lista, ed è stato ufficializzato proprio ieri, è il rione Via Gallo – Vallicaldi – Ravanusella: già da anni alcuni imprenditori locali avevano iniziato ad acquistare immobili in quella zona. L’obiettivo, ad Agrigento, oggi come negli anni ’60 non è migliorare la città, creare sviluppo e occupazione. E’ quello di macinare soldi. Con il cemento armato. Anche massacrando il centro storico.

Terravecchia, dunque, si farà: le ruspe entreranno nel cuore di un centro storico che si era miracolosamente salvato dal cemento armato. Ed io, per l’ennesima volta, mi sono vergognato di essere figlio di questa città."

Pietro Fattori






http://agrigentoweb.it/2012/03/01/zambuto-risponde-a-micciche-sul-centro-storico-nessuna-speculazione-edilizia_101829






“"Abbiamo agito in conformità al bando e senza modificare la destinazione d’uso dell’area dell’ex Istituto Schifano”. È una secca smentita quella che Marco Zambuto ha riservato questa mattina alle accuse mosse ieri da Lillo Micciché su una presunta speculazione edilizia in atto al centro storico di Agrigento.Progetti e documenti alla mano, il Sindaco ha ribadito l’assoluta legittimità dei provvedimenti riguardanti il programma “Terra Vecchia di Girgenti” spiegando: “eravamo a conoscenza del bando regionale che ci avrebbe permesso di acquisire i fondi necessari per gli interventi nel centro storico, i tempi erano stretti e visto che tale bando prevedeva la riqualificazione di zone ad utilità sociale abbiamo scelto proprio quell’area in quanto già destinata a quel tipo di utilizzo”. Il progetto finanziato per circa 11 milioni di euro dovrebbe partire già a maggio e concludersi in due anni con la realizzazione dei 38 alloggi (9 di proprietà de Comune e destinati ad un’utenza della terza età e 29 di proprietà della Campione Industries da affittare a canone sostenibile), di un centro polivalente socio-ricreativo e una sala riunioni condominiale, di un giardino antistante i resti della Chiesa San Giovanni di Dio recuperati e di tutti gli interventi di riqualificazione urbana previsti, tra i quali la scala mobile che da Piazza Pirandello salirà fino a via Barone. “E’ il primo serio intervento sul centro storico dopo la vicenda della frana – ha spiegato Zambuto – Dopo che nel 2005 presi atto all’Assessorato regionale al bilancio che 50 miliardi delle vecchie lire erano stati tolti dal capitolo di bilancio inerente Agrigento per essere dati a Ortigia e Ragusa Ibla, nel 2008 quando esce il bando della Regione per la realizzazione di alloggi a canone sostenibile decidiamo di partecipare presentando un progetto che non necessitava del passaggio in Consiglio Comunale in quanto il Piano Particolareggiato prevedeva già in quel sito quel tipo di destinazione urbanistica”.


Il Primo Cittadino risponde punto per punto alle accuse di Micciché: “Il bando regionale prevedeva forme di compartecipazione tra pubblico e privato e l’avviso ha avuto adeguata pubblicizzazione, per cui chiunque fosse stato interessato avrebbe potuto partecipare. Inoltre l’Amministrazione si è impegnata a coofinanziare il progetto, come da bando, per almeno il 14% (misura obbligatoria,ndr) ed ecco spiegato il milione e 100 mila euro”.





“Si parla di speculazione – spiega Zambuto – ma i 29 alloggi che verranno realizzati non potranno essere venduti dal privato, ma sono vincolati per 25 anni ad essere affittati a canone sostenibile, così come prevede il bando. Per quanto riguarda gli espropri, le procedure, previste dalla normativa, avvengono fornendo ai proprietari l’equivalente del valore della casa, ma solo quando gli immobili non vengono venduti in sede privata”. La riqualificazione, dunque, dovrebbe avvenire valutando lo stato degli edifici, che se in alcuni casi possono essere recuperati, in altri dovranno essere sostituiti da nuove strutture fedelmente ricostruite in base all’esistente, così come richiesto anche dalla Sovrintendenza, ma moderne in termini di materiali e risparmio energetico. Con la Sovrintendenza, inoltre, il Comune collaborerà nella valutazione della pericolosità degli ipogei e nel recupero dei beni architettonici, come i resti della Chiesa San Giovanni di Dio.









“E’ il primo esperimento di intervento nel centro storico dopo 40 anni” – conclude il Sindaco – ed andrà a completarsi ulteriormente grazie alla partecipazione ad altri due bandi regionali della stessa natura che ci consentiranno di intervenire per altri 11 milioni di euro ciascuno sulla zona di via Serroy, via Neve, Piazza Lena, Piazza San Giuseppe e sulla zona della Ravanusella, sotto la via Atenea. Con “Terra Vecchia” finalmente parte la riqualificazione e questi due ulteriori progetti andranno a inserirsi nel disegno complessivo di recupero di un centro storico totalmente abbandonato dopo la frana”."