Se vuoi sistemare qualcosa a casa tua o per la strada e chiedi permesso, ecco infiniti veti di comune, sovrintendenza, etc etc.
Se vuoi fare le cose rispettando le regole dovrai rinunciarci o avere la pazienza di aspettare anni e pagare infiniti balzelli!
Puoi però cambiare infissi, aprire porte e finestre, chiudere terrazze senza dire niente a nessuno e non sarai disturbato.
Se non disturbi gli uffici con scocciature di autorizzazioni e lasci fare i porci comodi a tutti, avrai via libera. Nessuno verrà a disturbarti!
Sul progetto Terravecchia tacciono le associazioni ambientaliste, quando non calano la testa approvando.
I partiti non si pronunciano o fanno finta di farlo... Sepolcri imbiancati?
La parola d'ordine è lasciar correre, avanti il progresso!
Si sa, quando ad Agrigento cominciano i lavori non si possono fermare, si fanno implacabilmente, in un fiat! Non è così?
A volte escono pizzini, la magistratura scopre irregolarità o finiscono i soldi e tutto rimane a metà... se può servire all'intera comunità.
Nelle speculazioni private, invece, le imprese si sono sempre sbrigate a tirar su tolli, lasciandoli, magari per anni, senza intonaco. Vedremo cosa succederà col progetto Terravecchia.
In una terra ricchissima di tutto e paradossalmente povera di opportunità per la maggior parte degli autoctoni, si aprono spiragli di speculazione e guadagno per alcuni che sanno come cercare e trovare la loro fortuna (non solo loro ma anche di figli e nipoti fino alla settima generazione)
Vogliamo usare questa pagina per riportare alcune parole trovate negli articoli di stampa sull'argomento Terravecchia che oggi sono sulla nostra bacheca su Facebook, suggeriti da cittadini agrigentini.
In questo link si trova il libro di Lillo Miccichè: Terravecchia, Storie ritrovate: laltraagrigento.itTERRAVECCHIA
espresso.repubblica.it.
agrigentoweb.it:
"“La sceneggiata consumata dal Sindaco dopo il crollo di palazzo Lo Iacono, quando incredibilmente ha fatto chiudere per alcune settimane il portone principale del Comune come forma di protesta plateale contro la Regione, e tutti gli hanno creduto, è servita ad ottenere 3 milioni di euro, da questi ne ha sottratti un milione e 49 mila che serviranno per uno scellerato programma costruttivo nel centro storico”. Sono accuse pesanti quelle rivolte da Lillo Micciché al Sindaco Marco Zambuto durante la conferenza stampa di questa mattina presso il Bar Milano a Porta di Ponte. Argomento della pubblica protesta è il progetto di risanamento del centro storico denominato “Terra Vecchia Girgenti”, falsato nei suoi obiettivi, secondo il Coordinatore Provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà di Agrigento, da “una turpe operazione di speculazione edilizia che vedrà cedere fondi pubblici alla ricca società imprenditoriale di Marco Campione”, la Campione Industries Spa.
Il progetto, al quale la ditta di Campione ha aderito grazie alla partecipazione all’avviso pubblico del 5 marzo 2009 che si riferiva a sua volta al bando pubblico dell’assessorato ai LLPP regionale del 11 luglio 2008, prevederebbe la costruzione di 38 alloggi così divisi: 29 per la parte privata e 9 di edilizia popolare per il Comune di Agrigento. 5 di questi alloggi sorgeranno tra via Gioeni e via Plebis Rea, mentre gli altri 33 saranno realizzati all’interno dell’isolato 76 del centro storico, quello cioè tra la salita S. Antonio, via Madonna della Neve, via Raccomandate, via Palma e via Barone. Il costo complessivo, comprese le opere di urbanizzazione a carico del Comune, sarà di 9.528.354 euro. 2.354.390 euro è l’importo che metterà a disposizione la Campione Industries Spa per i 29 alloggi di sua competenza, mentre il restante finanziamento utilizzerà fondi provenienti da Stato, Regione e Comune.
“Quello che si contesta è il modo e il posto sbagliato per realizzare tale programma costruttivo – scrive in un dettagliato dossier Micciché – la difformità riguarda la non corrispondenza con la destinazione d’uso stabilita dal P.P. del C.S. che prevedenell’isolato 76 (ndr) la ‘residenza per la terza età’”. Secondo il coordinatore di SEL, infatti, Marco Zambuto non avrebbe coinvolto il Consiglio Comunale, unico competente a modificare il Piano Particolareggiato, scavalcandolo attraverso una delibera dell’ufficio tecnico comunale e modificando le aree di riferimento del programma di riqualificazione urbana aggiungendo alla lista l’area dell’ex Istituto Schifano, che alla fine dei lavori non dovrebbe più essere adibita a edilizia pubblica com’era stato previsto nel 1982 quando l’istituto fu devoluto al Comune, ma privata. In questo modo, racconta nel dossier Micciché, si è dovuto procedere all’esproprio di diversi immobili “mettendo sulla strada alcune famiglie che abitano in tali alloggi” e si è approvato “un programma di edificazione pericoloso sotto il profilo della stabilità geologica, dato che nel sottosuolo sono presenti cavità ipogeiche ancora inesplorate a causa di precedenti dissesti”. In un contesto tale stride, secondo il Coordinatore di SEL, l’idea di costruire “un palazzina di 4 piani più due interrati” nell’isolato 76 e la costruzione dei 33 alloggi risulterebbe “incompatibile con i parametri della dimensione del P.P. in rapporto abitanti-isolato, in particolare riguardo lo stato della viabilità e dei parcheggi”.
Per quanto riguarda in particolare l’ex Istituto Schifano, coinvolto nel crollo del 13 marzo 2011 del muro di cinta che costeggia la salita S. Antonio e per il quale l’’Amministrazione procedette all’abbattimento definitivo di parte dell’edificio, “il sospetto” – scrive Micciché – “è che tale decisione sia maturata per non ottemperare alle prescrizioni in ordine alle norme di attuazione” e che “l’immediata demolizione della parte interna del fabbricato si sia fatta per spianare le macerie in modo che non venisse alla luce quello che non si deve assolutamente vedere”, i resti cioè dell’antica Chiesa di S. Giovanni di Dio costruita nel XIII° sec. dall’Ordine dei Cavalieri Teutonici.
Anche sulla gara d’appalto Micciché ha da sollevare alcuni dubbi. La ditta di Campione sarebbe stata l’unica, infatti, ad aver partecipato all’avviso pubblico a causa dell’“assordante silenzio informativo dell’Amministrazione” sul bando. “E’ stata consentita la partecipazione ad una sola categoria di operatori privati” – si legge nel dossier – “inibendo la partecipazione ad altri soggetti quali cooperative di abitazione, fondazioni, associazioni e singoli proprietari”. Alla ditta Campione, una delibera del Sindaco del 23 novembre 2011 fornirebbe, inoltre, la somma di 1.049.698 euro, provenienti dai fondi regionali, per il cofinanziamento dell’intero programma costruttivo. “Questi soldi potevano servire per mettere in sicurezza le case pericolanti.– commenta Micciché – se verranno spesi per la costruzione di alloggi privati in una zona con destinazione d’uso di edilizia pubblica si consumerà un vero e proprio reato del quale il Sindaco dovrà rispondere”. Micciché chiede, quindi, la sospensione della gara d’appalto e le dimissioni di Zambuto, in caso contrario SEL potrebbe procedere ad una denuncia penale. Infine c’è spazio anche per una frecciatina aGiuseppe Arnone: “come il consigliere Arnone, informatissimo su tutto ciò che succedeva dentro e fuori la Giunta, non si sia accorto di quanto denunciamo in questo dossier, ci appare un mistero”, scrive Micciché."
http://www.infoagrigento.it/33025-terravecchia-ed-il-teatrino-dello-sfogatoio-cancellato-un-pezzo-di-centro-storico
"Per anni, per troppi anni quelle carte sono rimaste segretate negli uffici dell’ufficio tecnico comunale. Checchè, oggi se ne dica. Sulla trasparenza degli atti e di tutto il resto. Ma lasciamo perdere. Ne sono accadute di ben peggiori. Ricordo quando fui presente al primo, ed unico, accesso agli atti del progetto terravecchia di Girgenti, insieme all’architetto Daniele Gucciardo, di Legambiente, e all’ingegnere Giuseppe Riccobene, che recentemente ha preso le distanze dall’associazione ambientalista. L’obiettivo era quello di vederci chiaro. Di capire. Di valutare con serenità. Prima ci portarono i faldoni della “parte pubblica”, che prevede alloggi nell’area dell’ex (poichè crollato, e anche in questo caso Palazzo dei Giganti ha le sue responsabilità gravissime – se non giudiziali almeno storico-culturali) Istituto Schifano; poi, non senza esitazione, e con un impiegato comunale messo li a controllare ogni nostro movimento, le carpette contenti il progetto relativo alla “parte privata”. L’istinto mi portò subito a concentrare le mie attenzioni su quest’ultimi faldoni. Aprendoli, presi a caso una tavola: all’interno vi era disegnata una orrenda palazzina a cinque elevazioni, con moderne balconate, prospiciente il mar africano. Raggelai. Anche gli ambientalisti, osservando il foglio, pur essendo molto possibilisti nei confronti dell’intero progetto, non esitarono ad esprimere perplessità. Provai a fare una fotografia, ma l’impiegata di guardia mi ammonì. Più tardi, in un mio editoriale su queste pagine, denunciai pubblicamente il rischio di una nuova speculazione edilizia nel cuore, vergine, del centro storico di Agrigento.
Sono trascorsi due anni. Anni di tira e molla: tra sempre più insistenti voci sulla presunta rinuncia da parte del privato a portare avanti il progetto, ed i silenzi assordanti dell’amministrazione comunale e dell’Ufficio Tecnico che hanno sempre rifiutato un confronto pubblico, e di presentare alla città un progetto che, per varie ragioni, ho etichettato anche come criminale. In più occasioni. Nel frattempo, la scorsa estate, arriva la notizia che tutti temevano, e pochi attendevano. Terravecchia si farà. Sono stati siglati i contratti tra le parti. Il cantiere può aprire i battenti: è questione di ore. A palazzo dei Giganti Zambuto, nel frattempo transitato nell’ala renziana del Pd, è costretto ad un rimpasto della giunta. Entrano in squadra, tra gli altri, uno storico esponente della sinistra agrigentina che ha condiviso, e promosso, tante battaglie per il centro storico ed il suo recupero: Maurizio Masone. Che, appena insediato, come primo atto amministrativo chiede, e ottiene, di organizzare un pubblico incontro per discutere del progetto con la cittadinanza. Dopo anni, ben 6, qualcuno a Palazzo dei Giganti che cerca di normalizzare il rapporto tra Istituzioni e cittadini. Masone, da persona intelligente, sa bene che a nulla, o quasi, servirà questa assemblea. Ma andava fatta. Finalmente abbiamo avuto modo di sentire il pensiero dell’ingegnere capo del comune Principato in ordine al progetto, dopo anni di bocca cucita. Come prevedibile, il dibattito si è trasformato in uno “sfogatoio” pubblico. A tratti squallido. Ed imbarazzante dell’intelligenza collettiva.
Su alcuni pannelli, faceva bella mostra di se la parte “pubblica” del progetta Terravecchia. Si evidenziavano gli interventi “migliorativi” su quello che, a dire di Principato, è ormai un cumulo di macerie. Peccato che Principato, omette di ricordare che proprio lo Schifano, ovvero il misero cumulo di macerie, era, ed è, un edificio di proprietà comunale, quindi in teoria appartiene a noi tutti, e che è proprio il comune di Agrigento ad aver consentito il suo decadimento strutturale negli anni, fino ai crolli recenti. Ricordo a me stesso e a Principato, che l‘istituto Schifano era un edificio bellissimo, ed invito tutti ad andare a vedere le foto dello stesso nei libri di Lillo Miccichè che si è preoccupato di conservarne la memoria storica. Ma torniamo a Terravecchia. Che pena, e che orrore, adesso, immaginarlo ricostruito ex novo. In cemento armato. Dicevamo del progetto: bene, la parte privata dello stesso, è rimasta ben occultata all’interno dei faldoni. Nessuno ha chiesto di vederla. Nessun si è premurato a sbirciare: eppure è ormai noto a tutti che, tra gli interventi previsti, vi è anche la costruzione di un palazzo di cinque piani. In cemento armato. Nel cuore di un centro storico. Di un paese sedicente civile.
Tanti gli interventi: alcuni pertinenti, altri meno. Altri ancoraimbarazzanti e degni della peggiore Agrigento degli anni ’60. Quando si invocava la cementificazione della valle dei templi in nome del pane, quando era normale distruggere il patrimonio architettonico in barba ad ogni concetto del bello. Agrigento Punto e a Capo ha fatto proprie le proposte lanciate da Giovanni Taglialavoro in questi anni, e che in sostanza sintetizzano perfettamente i pareri espressi in questi anni dal fronte del “no”. Un rappresentante del gruppo le ha lette all’ingegnere Capo. Poi altri interventi, tra cui il mio: chiedevo a Principato se il comune di Agrigento fosse a conoscenza della situazione in sottosuolo. In ordine al reticolo di ipogei che attraversa la zona della terravecchia e dove dovrebbero sorgere a breve le orrende fondamenta in cemento armato dei moderni condomini. Poi interventi sui saggi archeologici da effettuare. E così via.
Prende la parola Principato. Sostanzialmente glissa tutto e tutti: e si para dietro uno dei più grandi errori ed orrori urbanistici della città di Agrigento. Il piano particolareggiato del centro storico. La giustificazione al progetto Terravecchia sta tutto li. Il piano prevede, per filo e per segno, tutto. Anche la demolizione e ricostruzione in cemento armato degli edifici esistenti (art.17) Anche il violentare un tessuto antichissimo con mostruose scale mobili, della cui manutenzione, in futuro, non sappiamo chi sarà in grado di occuparsi, conoscendo bene l’operato e le condizioni del nostro municipio.
Ecco trovato l’arpiglio. E non solo: Principato esalta il progetto Terravecchia. Lo considera una vittoria personale, essendo stato tra i progetti selezionati per essere finanziati. Ed esalta con vigore lo strumento urbanistico che lo consente. E che purtroppo spianerà la strada ad altri progetti – annunciati anche ieri – nel centro storico di Agrigento. Il prossimo nella lista, ed è stato ufficializzato proprio ieri, è il rione Via Gallo – Vallicaldi – Ravanusella: già da anni alcuni imprenditori locali avevano iniziato ad acquistare immobili in quella zona. L’obiettivo, ad Agrigento, oggi come negli anni ’60 non è migliorare la città, creare sviluppo e occupazione. E’ quello di macinare soldi. Con il cemento armato. Anche massacrando il centro storico.
Terravecchia, dunque, si farà: le ruspe entreranno nel cuore di un centro storico che si era miracolosamente salvato dal cemento armato. Ed io, per l’ennesima volta, mi sono vergognato di essere figlio di questa città."
Pietro Fattori
http://agrigentoweb.it/2012/03/01/zambuto-risponde-a-micciche-sul-centro-storico-nessuna-speculazione-edilizia_101829
“"Abbiamo agito in conformità al bando e senza modificare la destinazione d’uso dell’area dell’ex Istituto Schifano”. È una secca smentita quella che Marco Zambuto ha riservato questa mattina alle accuse mosse ieri da Lillo Micciché su una presunta speculazione edilizia in atto al centro storico di Agrigento.Progetti e documenti alla mano, il Sindaco ha ribadito l’assoluta legittimità dei provvedimenti riguardanti il programma “Terra Vecchia di Girgenti” spiegando: “eravamo a conoscenza del bando regionale che ci avrebbe permesso di acquisire i fondi necessari per gli interventi nel centro storico, i tempi erano stretti e visto che tale bando prevedeva la riqualificazione di zone ad utilità sociale abbiamo scelto proprio quell’area in quanto già destinata a quel tipo di utilizzo”. Il progetto finanziato per circa 11 milioni di euro dovrebbe partire già a maggio e concludersi in due anni con la realizzazione dei 38 alloggi (9 di proprietà de Comune e destinati ad un’utenza della terza età e 29 di proprietà della Campione Industries da affittare a canone sostenibile), di un centro polivalente socio-ricreativo e una sala riunioni condominiale, di un giardino antistante i resti della Chiesa San Giovanni di Dio recuperati e di tutti gli interventi di riqualificazione urbana previsti, tra i quali la scala mobile che da Piazza Pirandello salirà fino a via Barone. “E’ il primo serio intervento sul centro storico dopo la vicenda della frana – ha spiegato Zambuto – Dopo che nel 2005 presi atto all’Assessorato regionale al bilancio che 50 miliardi delle vecchie lire erano stati tolti dal capitolo di bilancio inerente Agrigento per essere dati a Ortigia e Ragusa Ibla, nel 2008 quando esce il bando della Regione per la realizzazione di alloggi a canone sostenibile decidiamo di partecipare presentando un progetto che non necessitava del passaggio in Consiglio Comunale in quanto il Piano Particolareggiato prevedeva già in quel sito quel tipo di destinazione urbanistica”.
Il Primo Cittadino risponde punto per punto alle accuse di Micciché: “Il bando regionale prevedeva forme di compartecipazione tra pubblico e privato e l’avviso ha avuto adeguata pubblicizzazione, per cui chiunque fosse stato interessato avrebbe potuto partecipare. Inoltre l’Amministrazione si è impegnata a coofinanziare il progetto, come da bando, per almeno il 14% (misura obbligatoria,ndr) ed ecco spiegato il milione e 100 mila euro”.
“Si parla di speculazione – spiega Zambuto – ma i 29 alloggi che verranno realizzati non potranno essere venduti dal privato, ma sono vincolati per 25 anni ad essere affittati a canone sostenibile, così come prevede il bando. Per quanto riguarda gli espropri, le procedure, previste dalla normativa, avvengono fornendo ai proprietari l’equivalente del valore della casa, ma solo quando gli immobili non vengono venduti in sede privata”. La riqualificazione, dunque, dovrebbe avvenire valutando lo stato degli edifici, che se in alcuni casi possono essere recuperati, in altri dovranno essere sostituiti da nuove strutture fedelmente ricostruite in base all’esistente, così come richiesto anche dalla Sovrintendenza, ma moderne in termini di materiali e risparmio energetico. Con la Sovrintendenza, inoltre, il Comune collaborerà nella valutazione della pericolosità degli ipogei e nel recupero dei beni architettonici, come i resti della Chiesa San Giovanni di Dio.
“E’ il primo esperimento di intervento nel centro storico dopo 40 anni” – conclude il Sindaco – ed andrà a completarsi ulteriormente grazie alla partecipazione ad altri due bandi regionali della stessa natura che ci consentiranno di intervenire per altri 11 milioni di euro ciascuno sulla zona di via Serroy, via Neve, Piazza Lena, Piazza San Giuseppe e sulla zona della Ravanusella, sotto la via Atenea. Con “Terra Vecchia” finalmente parte la riqualificazione e questi due ulteriori progetti andranno a inserirsi nel disegno complessivo di recupero di un centro storico totalmente abbandonato dopo la frana”."


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