Proposta per salvare
gli stucchi del Serpotta
Il video shock che Elio
di Bella ha postato sul sito web “bellaciaoag.it”, mostra per intero il grave stato di
degrado in cui versano i suggestivi
stucchi serpottiani sistemati all’interno della chiesa di Santo Spirito
di Agrigento.
Le immagini hanno provocato una forte indignazione nell’opinione
pubblica agrigentina e non, tanto da
promuovere l’appello per salvare queste
opere d’arte da distruzione certa. Per dovere civico e per l’interesse che nutro nei
confronti dei preziosi monumenti serpottiani , approvo e sottoscrivo l’appello per salvare
un patrimonio di grande pregio artistico, storico e culturale.
Detto ciò, non volendo solo partecipare al coro della sacrosanta
indignazione della pubblica opinione, voglio ulteriormente contribuire dispiegando le cause e proponendo soluzioni per la salvaguardia del tessuto edilizio
urbano del centro storico agrigentino e dei
suoi monumenti che rischiano di terminare anzitempo il proprio ciclo economico.
Salvare il patrimonio storico ed
artistico, ed in particolare le opere
d’arte come gli stucchi realizzati dalla scuola palermitana dei Serpotta
tra la fine del XVII e l’inizio
del XVIII secolo, è un obbligo costituzionale, come
stabilisce il breve articolo 9
che testualmente recita “La Repubblica
promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica . Tutela il
paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della Nazione”. Quindi, intervenire per la tutela del bene
artistico è un obbligo a cui devono sottostare gli organi preposti, ma se così
fosse non sarebbero necessari appelli; in realtà non sempre i dettami costituzionali sono
rispettati, quindi ben vengano gli
appelli necessari a ricordare i doveri degli organi dello Stato e degli Enti
territoriali competenti.
Stabilito il dovere degli organi preposti
di attivare tutte le procedure per la salvaguardia e la fruizione degli stucchi serporttiani , credo che senza una minuziosa analisi storica del complesso
monumentale di S. Spirito e una efficace diagnosi
tecnica sulle cause che ne hanno
determinato lo stato attuale di degrado ,
si rischiano solo palliativi interventi .
Le maggiori opere di decorazione
scultorea realizzate dalla scuola
palermitana dei Serpotta ad
Agrigento - probabilmente tra il 1693 e
il 1708, come ipotizza lo storico
agrigentino sacerdote Salvatore La Rocca nel suo opuscolo del 1939, dedicato alla storia della chiesa del Purgatorio e agli stucchi serpottiani ad Agrigento - si
trovano nelle due chiese del Purgatorio
e, appunto, in quella di S. Spirito. Nella chiesa del
Purgatorio tutto sommato le opere sono discretamente conservate, tranne
una piccola parte nel lato nord
che esternamente confina con lo
spazio dove un tempo esistevano le case
distrutte dai bombardamenti degli americani nel luglio 1943 e dove
sotterraneamente insiste un ramo degli
ipogei del Purgatorio.
Lo stesso Salvatore La Rocca ci informa che tra il 1920
e il 1934 nella chiesa, colpita da una dannosa umidità, vennero eseguiti dei lavori di scavo nelle opere di sottofondazione per prosciugarle.
Non so valutare tecnicamente
se questi lavori abbiano contribuito a meglio conservare gli stucchi serpottiani rispetto a quelli esistenti
nella chiesa di S. Spirito.
Il complesso monumentale del
monastero di S. Spirito (detto bataranni, cioè Abbadia
grande) sorto tra la fine
del XIII ed inizio del XIV secolo grazie alla famiglia Chiaramonte, subisce nei successivi secoli e fino
all’ultimo, conclusosi da poco, ampliamenti
e pesanti modifiche strutturali, ma solo una piccola parte del suo degrado si potrebbe imputare al conseguente deperimento del ciclo economico. Il peso dei
500 e più anni di vita del grande edificio monumentale non ha creato
notevoli problemi di cedimenti strutturali, visto che le precedenti generazioni agrigentine lo hanno consegnato con le mura ancora erette, grazie
ai costanti lavori di manutenzione
ordinaria e straordinaria che hanno effettuato nei secoli passati, ed in particolare nel periodo in cui il
monastero usufruiva di consistenti somme di denaro che le antiche e ricche famiglie agrigentine gli assegnavano per
censo o per contributo della dote monacale (noviziato
o clausura) per le
proprie figlie, forzatamente o volontariamente
rinchiuse in quel luogo di preghiera.
Nel secolo appena trascorso (a cavallo degli anni
ottanta), si è iniziato un modesto intervento di consolidamento e di prosciugamento dell’umidità di risalita
nel le strutture più antiche del monastero (come la grande sala dell’ex refettorio), ma non risulta che siano stati effettuati simili interventi nelle
restanti parti del monastero ne, tantomeno , lungo le
mura della chiesa di S. Spirito e
della cappella trecentesca ad essa contigua .
L’edificio monumentale,
divenuto dopo il 1860 di
proprietà comunale meno la parte
moderna oggi abitata dalle suore cistercensi, alla fine del XV secolo subisce interventi e modificazioni strutturali, come dimostra il portale d’ingresso di stile
carnalivariano, e come si può vedere nel
vano della cappella trecentesca con ingresso
a sinistra del presbiterio, qui in origine, il lato settentrionale del complesso
di S. Spirito, aveva una
distribuzione degli spazi completamente
diversa da quella odierna.
Proprio questo versante manifesta
maggiormente lo stato di degrado causato non solo dalla vetustà, aggravata
dalla mancata manutenzione ordinaria e straordinaria nel corso di questi ultimi
decenni, ma ha una ben precisa causa che si chiama umidità di risalita capillare, letale per gli intonaci in genere, ma in particolare
per
le decorazioni, applicazioni in gesso e
quant’altro manufatto composto da materiale gessoso. Già gli affreschi interni, realizzati tra il XIV e XV
secolo, sono scomparsi del tutto
ormai nei secoli XVII e XVIII, solo
piccolissimi brandelli di tracce di colore sono presenti, coperti dal calcare formatosi dalle
filtrazioni di acqua proveniente dalla
soprastante strada o dalla sudorazione dell’umidità .
L’antico edificio chiaramontano ha una pianta perfettamente quadrata (vedi
planimetria allegata alla presente nota). Le mura
meridionali ed
occidentali non presentano particolari problemi di staticità o di umidità di risalita;
la situazione è, invece, diversa nei lati a nord e ad ovest, che risentono maggiormente dei problemi derivati dalla deleteria umidità di risalita
capillare, in particolare le pareti del lato settentrionale della chiesa e di quello
che un tempo fungeva da torre campanaria,
a causa del loro accostamento al muro incoerente e al terreno
di risulta sottostante alla via Argento
e al cortile Iacono. Tra il XV e il XVI secolo, nella
contrada toponomasticamente chiamata
S. Spirito, vengono realizzate la
via Argento e il cortile Iacono, a completamento dell’urbanizzazione dell’intero
quartiere di S. Michele, che coincide con l’ampliamento della chiesa. Proprio
durante questo ampliamento i mastri costruttori di quell’epoca, per ridurre gli effetti devastanti dell’umidità,
costruiscono un secondo muro parallelo ed
esterno alla chiesa, realizzando tra il muro della chiesta e quello nuovo una
intercapedine di circa un metro e mezzo,
con lo scopo di far arieggiare il muro
mastro della chiesa ed evitare il
contatto diretto con il tratto di muro naturale arenario, ricco di cavità ipogeiche e fonte diretta di umidità; due foto pubblicate nel mio libro “Girgenti Le pietre della
meraviglia…cadute” - foto n. 362 e 363, pag. 380 (Calogero Miccichè - Agrigento 2006) - mettono bene in
chiaro la situazione ipogeica, inoltre
si allega in disegno la sezione grafica
dell’intercapedine in rapporto con le soprastante strade.
Con la realizzazione delle strade soprastanti il monastero, si chiudono
le bocche di areazione dell’intercapedine
e lo spazio appositamente lasciato fra i
due muri mastri, consentendo
solo il passaggio nel corridoio laterale della chiesa, in questo modo con la chiusura delle bocche di
areazione si annulla la funzione
originaria dell’ intercapedine con le conseguenze che oggi riscontriamo,
cioè Il maggiore degrado degli stucchi serpottiani situati nelle mura settentrionali della
chiesa, fra queste la
scena della fuga d’Egitto è quella più danneggiata dall’umidità (vedi
le foto allegate).
Quindi, per poter
salvare le opere serpottiane di S.
Spirito, e non solo, sono necessari urgentissimi
lavori di prosciugamento
dell’umidità di risalita capillare delle mura di sottofondazione, con la conseguente opera di impermeabilizzazione delle mura
esterne, in particolare quelle del
lato settentrionale.
Lavori con tempi sicuramente lunghi , e allora nell’attesa che si fa? in attesa si
chieda al comune di Agrigento
di effettuare urgenti
lavori di monitoraggio della rete
fognante e della rete idrica, non solo
sottostanti la via Argento e il cortile Iacono, ma anche le strade limitrofe lungo il versante
settentrionale della chiesa e della vecchia torre campanaria dell’ex monastero, sino a qualche anno addietro adibito a museo civico comunale e chiuso dal comune a causa del pericolo di crollo degli
intonaci per la forti infiltrazioni di acqua .
Questa proposta mi sembra la più opportuna in attesa di soluzioni definitive, perché è possibile che la rete idrica e
fognaria, fatiscente e ridotta ad un colabrodo, possa essere ancora una volta la causa di infiltrazioni
di acqua, come si è già verificato molte altre volte, e come è già
avvenuto nel 1992, quando una grossa perdita nella rete idrica, ha riversato copiose acque nella sottostante
chiesa di S. Spirito, allagandola rovinosamente, sino a trasformarla
in una grande piscina olimpica. Per parecchi
mesi è continuata la perdita perché non si riusciva a trovare il punto
esatto del guasto idrico; si possono
oggi vedere i danni provocati alle preziose
decorazioni serpottiane. Ricordo perfettamente la
disperazione delle laboriose monache di S. Spirito, che armate
di scope e strofinacci cercavano di
salvare il salvabile. Con il loro intervento
i Vigili del Fuoco hanno cercato di
ridurre il danno collocando una
“manichetta”, un tubo di plastica
volante attaccato ad un imbuto che , inserito in un foro praticato nel muro della trecentesca cappella chiaramontana, raccoglieva l’acqua proveniente dalla strada
soprastante, l’acqua, che
attraversava il tubo sistemato lungo il presbiterio, fuoriusciva da un secondo foro praticato nel muro meridionale della chiesa, riversandosi nel giardino- chiostro. Tutto questo l’ho documentato con fotografie scattate in quell’anno e pubblicate nel 2006 nel libro “Girgenti Le pietre della meraviglia
…cadute”. Vedi le pagine n. 381, 382 e 383 foto n. 364, 365, 366, 367, 368 e 369, foto che si allegano alla presente nota.
Agrigento 8 dicembre 2012 Lillo Miccichè
Foto estratte dal libro
“Girgenti Le pietre della meraviglia…
cadute”
di Calogero Miccichè (Agrigento 2006)
Da pag.380
Fig. 360: Chiesa di S.Spirito.
Portale Quattrocentesco, in alto il rosone senza griglia
Da pag. 380
Fig. 361: Cortile S.Spirito. Ingresso
ai locali adibiti un tempo ad obitorio del cimitero di S.Spirito
Da pag. 380
Fig. 362: Cortile S.Spirito. Interno
della tetra grotta (un tempo obitorio) che porta all’imbocco dell’ipogeo.
Da pag. 380
Fig. 363: Cortile S.Spirito. Imbocco dell’ipogeo
Santo Spirito, ostruito da una frana a pochi metri dall’entrata
Da pag. 381
Fig. 364: Chiesa S .Spirito (anno 1992). Suggestivi stucchi,
opera della scuola palermitana dei Serpotta, realizzati tra il 1690 e il 1709. Lo spazio antistante l’altare
è attraversato da una manichetta dei vigili del Fuoco, utilizzata allo scopo di
evitare ulteriori danni provocati dalla presenza di infiltrazioni d’acqua.
Da pag. 382
Fig. 365: Interno chiesa S. Spirito.
Le monache Cistercensi intrattengono Maria Vecchio facendo notare che gli
stucchi serpottiani sono stati danneggiati dall’umidità provocata dalle
continue infiltrazioni d’acqua
Da Pag. 382
Fig. 366: La cappella trecentesca
della chiesa di S.Spirito, in conci di pietra di Comiso incastonata nella
roccia calcarenitica, in stato di grave degrado, dovuto all’infiltrazione
d’acqua, causata dalla soprastante rete idrica della via Argento ridotta a
colabrodo. La manichetta dei Vigili del Fuoco è antiestetica ma evita maggiori
danni.
Da
pag. 382
Fig.
367: Interno chiesa S. Spirito.
Intervento d’emergenza, scope, straccio
e manichetta… e le monache di S. Spirito
salvano gli stucchi serpottiani.
Da pag. 383
Fig. 368: S.Spirito. La manichetta
fora il muro della chiesa, attraversa la cripta e sbocca nel chiostro.
Da pag. 383
Fig. 369: Chiostro del monastero
S.Spirito. A sinistra ingresso alla cripta con la solita manichetta proveniente
dalla chiesa; a destra, una finestra a
sesto acuto d’epoca quattrocentesca, tompagnata e trasformata in edicola nel
XVIII secolo.
Da pag. 383
Fig. 370: S.Spirito. Settecentesco
coro e soppalco per il passaggio delle Cistercensi, fino a poco tempo fa ordine
di clausura. La struttura è sistemata all’altezza del rosone medievale ormai depauperato
della griglia di pietra per dare luce al coro (ved. fig. 360)
3 IMMAGINI CHE NON SONO INSERITE NEL LIBRO
Chiesa S. Spirito
1992 - Stucchi serpottiani, in
primo piano la Fuga d’Egitto. Una suora
mostra a Maria Vecchio i danni provocati
dall’infiltrazione d’acqua.
Planimetria del
complesso monumentale di S. Spirito, in
perfetta forma quadrata.
In basso la chiesa di
S. Spirito confinante con il cortile Iacono e un tratto della via Argento a nord, con la salita Argento e vicolo Fornari a est,
con il vicolo Salemi e e il giardino
dell’ex antitracomatosario a sud, infine ad ovest con il grande
cortile con diversi ingressi: 1) alla
chiesa di S. Spirito, 2) al monastero ,
3) al
giardino, già ex chiostro, e ai grandi ambienti trecenteschi adibiti a museo comunale recentemente chiuso.
Sezione grafica della chiesa di S. Spirito con l’intercapedine in rapporto con la
soprastante via Argento e cortile Iacono.
Legenda : A) rete idrica; B) rete fognante














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