venerdì 1 novembre 2013

Proposta per salvare gli stucchi del Serpotta da Nota di Lillo Miccichè


Riproponiamo, dato il problema ancora attuale, la nota di Lillo Miccichè. 

Proposta per salvare gli stucchi del Serpotta
Il video shock  che Elio di Bella ha  postato sul sito web “bellaciaoag.it”,  mostra  per intero il grave  stato di  degrado in cui versano i suggestivi  stucchi serpottiani sistemati all’interno della chiesa di Santo Spirito di  Agrigento.
Le  immagini  hanno  provocato una forte indignazione nell’opinione pubblica agrigentina e non,   tanto da promuovere l’appello per  salvare queste opere d’arte da distruzione certa.   Per dovere civico e per l’interesse che nutro nei confronti dei  preziosi  monumenti  serpottiani ,  approvo e sottoscrivo l’appello  per salvare  un patrimonio di grande pregio artistico, storico e culturale.
Detto ciò,  non volendo   solo partecipare al coro della sacrosanta indignazione della pubblica opinione,  voglio ulteriormente contribuire dispiegando  le cause e proponendo soluzioni  per la salvaguardia del tessuto edilizio urbano del  centro storico agrigentino e dei suoi monumenti  che rischiano di terminare  anzitempo il proprio ciclo economico.
Salvare il patrimonio storico ed artistico,  ed in particolare le opere d’arte come gli stucchi   realizzati dalla scuola palermitana dei  Serpotta  tra la fine del XVII e  l’inizio del XVIII secolo,  è un obbligo  costituzionale,  come  stabilisce il breve articolo  9 che testualmente recita “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica . Tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della Nazione”.  Quindi, intervenire per la tutela del bene artistico è un obbligo a cui devono sottostare gli organi preposti,  ma se così  fosse non sarebbero  necessari  appelli;  in realtà  non sempre i dettami costituzionali sono rispettati, quindi ben vengano  gli appelli necessari  a  ricordare i doveri  degli organi dello Stato e degli Enti territoriali competenti.
Stabilito il dovere degli organi preposti  di attivare tutte le procedure per la  salvaguardia e la fruizione degli stucchi  serporttiani ,  credo che senza una  minuziosa analisi storica del complesso monumentale di S. Spirito  e una  efficace  diagnosi  tecnica  sulle cause che ne hanno determinato lo stato  attuale di degrado ,  si  rischiano solo palliativi interventi .
Le maggiori opere di decorazione scultorea  realizzate dalla scuola palermitana dei  Serpotta ad Agrigento  - probabilmente tra il 1693 e il 1708,  come ipotizza lo storico agrigentino sacerdote  Salvatore La Rocca nel suo opuscolo  del 1939, dedicato  alla storia della chiesa del Purgatorio  e agli stucchi serpottiani ad Agrigento  -  si  trovano nelle due chiese del Purgatorio  e,  appunto,  in quella di S. Spirito. Nella chiesa del Purgatorio  tutto sommato  le opere sono discretamente conservate,  tranne  una piccola parte nel  lato nord che  esternamente confina con lo spazio  dove un tempo esistevano le case distrutte dai bombardamenti degli americani nel luglio 1943 e dove sotterraneamente  insiste un ramo degli ipogei del Purgatorio.
Lo stesso  Salvatore La Rocca ci informa che tra il 1920 e il  1934 nella chiesa,  colpita da una dannosa umidità,  vennero eseguiti dei lavori di scavo  nelle opere di sottofondazione per prosciugarle.  Non so valutare  tecnicamente  se questi  lavori  abbiano  contribuito a meglio conservare  gli stucchi serpottiani    rispetto a quelli   esistenti  nella chiesa di S. Spirito.
Il complesso monumentale del monastero di S. Spirito (detto  bataranni,  cioè Abbadia  grande) sorto  tra la fine del   XIII ed inizio del XIV secolo  grazie alla famiglia Chiaramonte,  subisce nei successivi  secoli  e  fino all’ultimo, conclusosi da  poco,  ampliamenti  e pesanti  modifiche strutturali,  ma solo una piccola  parte del suo degrado  si potrebbe   imputare al conseguente deperimento del  ciclo economico.  Il  peso dei   500 e più anni  di vita  del  grande edificio  monumentale  non ha creato  notevoli  problemi  di cedimenti strutturali,  visto che le precedenti  generazioni agrigentine  lo hanno consegnato  con le mura  ancora erette,   grazie ai  costanti lavori di  manutenzione  ordinaria e straordinaria che hanno  effettuato  nei secoli passati,  ed in particolare nel periodo in cui il monastero usufruiva  di consistenti  somme di denaro che le antiche e  ricche famiglie agrigentine gli assegnavano per  censo o per contributo  della dote monacale   (noviziato o  clausura)  per  le proprie figlie, forzatamente o volontariamente  rinchiuse  in quel  luogo di preghiera.   
Nel  secolo appena trascorso (a cavallo degli anni ottanta),  si è iniziato un modesto  intervento di consolidamento  e di prosciugamento dell’umidità di risalita nel le  strutture  più antiche del monastero  (come la grande sala dell’ex refettorio),  ma non risulta che siano stati effettuati  simili interventi  nelle  restanti parti del monastero ne, tantomeno ,  lungo le  mura  della chiesa di S. Spirito e della cappella trecentesca ad essa contigua .
L’edificio  monumentale,  divenuto   dopo il 1860  di  proprietà comunale  meno la parte moderna oggi abitata dalle suore cistercensi,  alla fine del XV secolo subisce  interventi e modificazioni  strutturali,  come dimostra il portale d’ingresso di stile carnalivariano,  e come si può vedere nel vano della cappella  trecentesca con  ingresso  a sinistra del presbiterio,  qui  in origine, il lato settentrionale  del complesso  di S. Spirito,  aveva una distribuzione degli spazi  completamente diversa da  quella odierna.  
Proprio questo versante manifesta maggiormente lo stato di degrado causato non solo dalla vetustà, aggravata dalla mancata  manutenzione ordinaria  e straordinaria nel corso di questi ultimi decenni, ma ha  una ben precisa  causa che si  chiama umidità di risalita  capillare, letale  per gli intonaci in genere, ma in particolare   per le decorazioni,  applicazioni in gesso e quant’altro manufatto composto da materiale gessoso. Già  gli affreschi  interni,  realizzati tra il  XIV e XV  secolo, sono scomparsi  del tutto ormai nei secoli  XVII e XVIII, solo piccolissimi brandelli di tracce di colore sono presenti,  coperti dal calcare formatosi dalle filtrazioni di acqua proveniente  dalla soprastante strada o dalla sudorazione  dell’umidità .
L’antico edificio chiaramontano  ha una pianta perfettamente quadrata (vedi planimetria allegata alla presente nota).   Le mura  meridionali  ed  occidentali non presentano particolari  problemi di staticità o di umidità di risalita; la situazione  è,  invece, diversa nei  lati a nord e ad ovest,  che risentono maggiormente dei  problemi  derivati dalla deleteria umidità di risalita capillare, in particolare le pareti del  lato settentrionale della chiesa e di quello che un tempo fungeva da  torre campanaria,  a causa del  loro  accostamento al  muro incoerente  e al  terreno di risulta  sottostante alla via Argento e  al cortile Iacono.  Tra il XV e il XVI secolo, nella contrada  toponomasticamente  chiamata  S. Spirito,  vengono realizzate la via Argento e il cortile Iacono, a completamento dell’urbanizzazione dell’intero  quartiere di  S. Michele,  che coincide con  l’ampliamento della chiesa.  Proprio  durante questo ampliamento i mastri costruttori di quell’epoca, per  ridurre gli effetti devastanti dell’umidità, costruiscono un secondo muro parallelo  ed esterno alla chiesa, realizzando tra il muro della chiesta e quello nuovo una intercapedine di   circa un metro e mezzo, con lo scopo di  far arieggiare il muro mastro della chiesa ed evitare  il contatto diretto  con il  tratto di muro naturale arenario,  ricco di  cavità ipogeiche e  fonte diretta di umidità;  due foto pubblicate  nel mio libro “Girgenti  Le pietre della meraviglia…cadute”foto n. 362 e 363, pag. 380 (Calogero Miccichè  - Agrigento 2006) - mettono bene in chiaro la situazione ipogeica, inoltre si allega in disegno  la sezione grafica dell’intercapedine in rapporto con le soprastante strade.
Con la realizzazione  delle strade soprastanti  il monastero,   si chiudono  le bocche di areazione dell’intercapedine  e lo spazio appositamente lasciato fra i due muri  mastri,  consentendo  solo il passaggio nel corridoio laterale della chiesa,  in questo modo con la chiusura delle bocche di areazione si annulla la funzione  originaria dell’ intercapedine con le conseguenze che oggi riscontriamo, cioè Il  maggiore degrado degli  stucchi serpottiani  situati nelle mura settentrionali della chiesa,  fra  queste  la scena  della fuga d’Egitto  è quella più danneggiata dall’umidità (vedi le foto allegate).
Quindi,  per  poter salvare le opere serpottiane di  S. Spirito,  e non solo, sono  necessari  urgentissimi  lavori di prosciugamento  dell’umidità di risalita capillare delle mura di sottofondazione,   con la conseguente  opera di  impermeabilizzazione  delle mura  esterne,  in particolare quelle del lato  settentrionale.
Lavori  con tempi  sicuramente lunghi , e  allora nell’attesa che si fa?  in attesa   si  chieda al  comune  di Agrigento  di  effettuare  urgenti  lavori  di monitoraggio della rete fognante e della rete idrica,  non solo sottostanti    la via Argento e il cortile Iacono, ma anche  le strade limitrofe lungo il versante settentrionale della chiesa e della vecchia torre campanaria dell’ex  monastero, sino a qualche anno addietro  adibito a  museo civico comunale e chiuso  dal comune a causa del pericolo di crollo degli intonaci per la forti infiltrazioni di acqua .
Questa proposta  mi sembra la più  opportuna in attesa di soluzioni definitive,  perché è possibile che la rete idrica e fognaria, fatiscente e ridotta ad un  colabrodo,  possa essere ancora una volta la causa di infiltrazioni di acqua,  come  si è già verificato molte altre volte,  e come è già  avvenuto  nel 1992, quando  una grossa perdita nella rete idrica,  ha riversato copiose acque nella sottostante chiesa di S. Spirito, allagandola rovinosamente,  sino a  trasformarla  in  una grande piscina olimpica. Per parecchi mesi  è continuata la perdita  perché non si riusciva a trovare il punto esatto del guasto idrico;  si possono oggi vedere i danni provocati alle preziose   decorazioni  serpottiane. Ricordo perfettamente la disperazione delle laboriose monache di S. Spirito,  che  armate di scope e strofinacci  cercavano di salvare il salvabile. Con  il loro intervento i Vigili del Fuoco  hanno cercato di ridurre il danno  collocando una “manichetta”, un  tubo di plastica volante attaccato ad un imbuto che , inserito in  un foro praticato nel muro  della trecentesca cappella chiaramontana,  raccoglieva l’acqua proveniente  dalla strada  soprastante,  l’acqua, che attraversava  il tubo sistemato lungo  il presbiterio, fuoriusciva  da un secondo foro praticato nel  muro meridionale della chiesa,  riversandosi  nel giardino- chiostro. Tutto questo  l’ho documentato con  fotografie scattate  in quell’anno e pubblicate nel 2006 nel libro “Girgenti Le pietre della meraviglia …cadute”.  Vedi  le  pagine n. 381, 382 e 383  foto n. 364, 365, 366, 367, 368 e 369, foto che si allegano alla presente nota.   
Agrigento 8 dicembre 2012                                                                 Lillo Miccichè


Foto estratte dal libro “Girgenti  Le pietre della meraviglia… cadute”
di Calogero Miccichè (Agrigento 2006)


Da pag.380
Fig. 360: Chiesa di S.Spirito. Portale Quattrocentesco, in alto il rosone senza griglia


Da pag. 380
Fig. 361: Cortile S.Spirito. Ingresso ai locali adibiti un tempo ad obitorio del cimitero di S.Spirito



Da pag. 380
Fig. 362: Cortile S.Spirito. Interno della tetra grotta (un tempo obitorio) che porta all’imbocco dell’ipogeo.


Da pag. 380
Fig. 363: Cortile S.Spirito. Imbocco dell’ipogeo Santo Spirito, ostruito da una frana a pochi metri dall’entrata


Da pag. 381
Fig. 364: Chiesa  S .Spirito (anno 1992). Suggestivi stucchi, opera della scuola palermitana dei Serpotta, realizzati  tra il 1690 e il 1709. Lo spazio antistante l’altare è attraversato da una manichetta dei vigili del Fuoco, utilizzata allo scopo di evitare ulteriori danni provocati dalla presenza di infiltrazioni d’acqua.


Da pag. 382
Fig. 365: Interno chiesa S. Spirito. Le monache Cistercensi intrattengono Maria Vecchio facendo notare che gli stucchi serpottiani sono stati danneggiati dall’umidità provocata dalle continue infiltrazioni d’acqua


Da Pag. 382
Fig. 366: La cappella trecentesca della chiesa di S.Spirito, in conci di pietra di Comiso incastonata nella roccia calcarenitica, in stato di grave degrado, dovuto all’infiltrazione d’acqua, causata dalla soprastante rete idrica della via Argento ridotta a colabrodo. La manichetta dei Vigili del Fuoco è antiestetica ma evita maggiori danni.



Da  pag. 382
Fig.  367: Interno chiesa  S. Spirito. Intervento d’emergenza,  scope, straccio e manichetta…  e le monache di S. Spirito salvano gli stucchi serpottiani.


Da pag. 383
Fig. 368: S.Spirito. La manichetta fora il muro della chiesa, attraversa la cripta e sbocca nel chiostro.


Da pag. 383
Fig. 369: Chiostro del monastero S.Spirito. A sinistra ingresso alla cripta con la solita manichetta proveniente dalla chiesa; a destra,  una finestra a sesto acuto d’epoca quattrocentesca, tompagnata e trasformata in edicola nel XVIII secolo.


Da pag. 383
Fig. 370: S.Spirito. Settecentesco coro e soppalco per il passaggio delle Cistercensi, fino a poco tempo fa ordine di clausura. La struttura è sistemata all’altezza del rosone medievale ormai depauperato della griglia di pietra per dare luce al coro (ved. fig. 360)

         














3 IMMAGINI  CHE NON SONO INSERITE  NEL LIBRO




















Chiesa S. Spirito  1992 -  Stucchi serpottiani, in primo piano la  Fuga d’Egitto. Una suora mostra a Maria Vecchio i danni  provocati dall’infiltrazione d’acqua.





Planimetria    del complesso monumentale di  S. Spirito, in perfetta  forma quadrata.
In basso  la chiesa di S. Spirito confinante con il cortile Iacono e un  tratto della via Argento a nord,  con la salita Argento e vicolo Fornari a est, con il vicolo Salemi e  e il giardino dell’ex antitracomatosario a sud, infine   ad ovest con il  grande  cortile con diversi  ingressi:  1)  alla chiesa  di S. Spirito, 2) al monastero , 3)  al  giardino, già ex chiostro, e ai grandi ambienti trecenteschi  adibiti a museo comunale recentemente chiuso.








Sezione grafica della chiesa di S. Spirito  con l’intercapedine in rapporto con la soprastante via Argento e cortile Iacono.
Legenda :  A)  rete idrica; B) rete fognante



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